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Evento

28/11/2017

Arcimboldo, maestro del gioco e dell'ironia

A Roma, a Palazzo Barberini, una mostra dedicata al pittore celebre per le teste composte di frutti e fiori, protagonista della cultura manierista internazionale

Giuseppe Arcimboldo, La Primavera, 1555-1560 circa, olio su tavola, 68x56,5cm; Monaco di Baviera, Bayerische Staatsgemäldesammlungen
Giuseppe Arcimboldo, La Primavera, 1555-1560 circa, olio su tavola, 68x56,5cm; Monaco di Baviera, Bayerische Staatsgemäldesammlungen

Dal 20 ottobre all'11 febbraio 2018, Palazzo Barberini, a Roma, ospita la mostra “Arcimboldo” organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e da Mondo Mostre Skira, a cura di Sylvia Ferino-Pagden e con la direzione scientifica delle Gallerie. Per la prima volta nella capitale è possibile ammirare una ventina di capolavori autografi, disegni e dipinti, di Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526-1593) meglio noto come Arcimboldo, provenienti da Basilea, Denver, Houston, Monaco di Baviera, Stoccolma, Vienna, Como, Cremona, Firenze, Genova, Milano.

Formatosi alla bottega del padre, nell'ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo, pittore, ma anche poeta e filosofo, è celebre soprattutto per le teste composte di frutti e fiori. Grazie alle sue bizzarrie e alle sue pitture ridicole, è stato uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, esponente di una corrente artistica, scientifica, filosofica e umanistica lontana da quella classicheggiante della Roma dell’epoca. Apprezzato dalle corti asburgiche di Vienna e Praga, al servizio di Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II, Arcimboldo guadagnò persino il titolo nobiliare, rarissimo per gli artisti, di "Conte Palatino". Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, l’artista viene considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

Esposte al pubblico circa un centinaio di opere: i capolavori più noti di Arcimboldo – dalle Stagioni agli Elementi, dal Giurista a Priapo (Ortolano) al Cuoco – i ritratti, l’arazzo di Como e le vetrate del Duomo di Milano, i suoi disegni acquerellati per le feste di corte, in dialogo con dipinti e copie arcimboldesche, oltre a una serie di oggetti delle famose wunderkammer imperiali, delle botteghe numismatiche e di arti applicate milanesi e non solo, fino a disegni di erbari, frutta, animali, di cui all’epoca si faceva gran studio al fine di incrementare serre, serragli e giardini ma, anche e soprattutto, la conoscenza scientifica. La mostra articolata in sei sezioni, si apre con una sala introduttiva che mostra l'Autoritratto cartaceo, dove l’artista si presenta come scienziato, filosofo e inventore, nell’ambiente dei letterati e degli umanisti milanesi – Giovanni Paolo Lomazzo, Paolo Morigia, Gregorio Comanini – che furono promotori e diffusori della fama dell’artista.

La prima sezione della mostra “L'ambiente milanese” raccoglie una serie di opere religiose di artisti, più o meno suoi contemporanei, fra i quali alcuni leonardeschi come Cesare da Sesto, in dialogo oppositivo con le personificazioni delle stagioni Estate, Inverno. Molte anche le opere di arte a testimoniare una città che in quegli anni era uno dei massimi centri di produzione di oggetti di lusso. Si prosegue poi con la sezione “A corte tra Vienna e Praga” delineante il periodo in cui l’artista divenne il ritrattista della corte asburgica: il Ritratto dell’Arciduchessa Anna, figlia dell’imperatore Massimiliano II, testimonia la sua abilità nel cogliere le personalità dei soggetti, tramite effetti luministici e accortezze compositive. Un capitolo a parte è riservato alla sezione “Studi naturalistici e Wunderkammer”, di cui i sovrani asburgici si fecero promotori, alla ricerca di pezzi da collezione per impreziosire le loro Wunderkammern.

Si passa poi alle cosiddette “Teste reversibili” della quarta sezione, immagini di nature morte, che, ruotate di 180 gradi, assumono una conformazione del tutto diversa, in rapporto con il nascente genere della Natura morta, che si andava affermando nella Milano di fine Cinquecento e inizio Seicento. La quinta sezione, “Il bel composto”, mostra veri e propri paradossi iconici e analizza il metodo del composito in vari contesti culturali: busti che a un primo sguardo appaiono del tutto naturali, ma che in realtà sono costruiti attraverso il sapiente incastro logico di forme diverse, naturali o artificiali. “Pitture ridicole” è la sezione che conclude l’esposizione: Arcimboldo fu un maestro del gioco e dell'ironia, proseguendo la tradizione leonardesca e lombarda della caricatura, come nelle personificazioni dei mestieri.




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