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Evento

3/1/2017

Artemisia Gentileschi, un viaggio inedito nel suo tempo

I capolavori della pittrice in mostra a Roma, a Palazzo Braschi, in dialogo con quelli di altri grandi artisti dell'epoca

Artemisia Gentileschi, Ester e Assuero, 1626-29 circa, olio su tela, 208,3x273,7cm; prestito da The Metropolitan Museum of Art, dono di Elinor Torrance Ingersoll, 1969; © The Metropolitan Museum of Art
Artemisia Gentileschi, Ester e Assuero, 1626-29 circa, olio su tela, 208,3x273,7cm; prestito da The Metropolitan Museum of Art, dono di Elinor Torrance Ingersoll, 1969; © The Metropolitan Museum of Art

La mostra “Artemisia Gentileschi e il suo tempo”, aperta il 30 novembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, consente ai visitatori di ripercorrere in una nuova luce la vita e le opere dell’artista a confronto con quelle dei colleghi: circa cento le opere in esposizione, provenienti da ogni parte del mondo, e visibili fino al 7 maggio 2017. La rassegna è curate da Nicola Spinosa, Francesca Baldassari e da Judith Mann con progetto espositivo di Lucia Pierlorenzi con Maria Cucchi e Simonetta De Cubellis ed è corredatada da un catalogo edito da Skira.

In mostra oltre a capolavori come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford, Connecticut, trovano spazio la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Galleria Nazionale di Praga: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli.

Scandite in un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole. A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e in cui è possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino, tele come la Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.




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