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Evento

15/5/2017

Botero, la plasticità dei volumi

A Roma, al Vittoriano, una mostra che ripercorre cinquant'anni d'arte del maestro colombiano, noto per le forme dilatate delle sue figure e inventore di un genere autonomo

Fernando Botero, Nostra Signora di Colombia, 1992, olio su tela, 230x192cm
Fernando Botero, Nostra Signora di Colombia, 1992, olio su tela, 230x192cm

Apre i battenti dal 5 maggio al 27 agosto una grande retrospettiva dell’opera di Botero, a Roma, nel Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, promossa da Roma Capitale, organizzata da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira, e curata da Rudy Chiappini.

La mostra ripercorre attraverso cinquanta dei suoi capolavori, oltre cinquanta anni di carriera del Maestro, dal 1958 al 2016. Ad accogliere il pubblico e visibile anche a tutti i passanti, la gigantesca scultura in bronzo Cavallo con briglie – di oltre una tonnellata e mezzo di peso e alta più di tre metri – che occupa lo spazio antistante il Museo, raccontando la plasticità volumetrica delle forme, simbolo dello stile Botero, che dichiara: «Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo di pretesto».

La sua arte rivela, infatti, un universo più complesso di quanto può apparire a una prima e immediata visione delle sue opere che sono invece la risultanza di un delicato equilibrio tra maestria esecutiva e valori espressivi. E così nei suoi ritratti austeri, nei nudi privati di ogni malizia, nelle nature morte, dove è fortissimo il concetto di abbondanza, si percepisce altrettanto fortemente la dolcezza delle forme, così come nelle sue corride, nei suoi giocolieri è altrettanto percepibile un senso di nostalgia e smarrimento che cattura il cuore di chi le osserva. Emblematiche della poetica boteriana sono le figure dalle forme abbondanti, soprattutto femminili, caratterizzate da un linguaggio ridondante e originale che accentua i volumi e la plasticità tridimensionale. Botero dilata le forme perché è un atto funzionale anche a far comprendere l’importanza del colore, steso in grandi campiture piatte e uniformi, senza contorni e ombreggiature.

I protagonisti dei suoi dipinti sono sempre privi di stati d’animo riconoscibili, non provano né gioia, né dolore; di fronte ai giocatori di carte, alla gente del circo, ai vescovi, ai matador, ai nudi femminili Botero non esprime alcun giudizio. Nei suoi dipinti scompare la dimensione morale e psicologica: il popolo, in tutta la sua varietà, semplicemente vive la propria quotidianità, assurgendo a protagonista di situazioni atipiche nella loro apparente ovvietà.

Apolide, eppure legato alla cultura della sua terra, Botero ha anticipato di diversi decenni l’attuale visione globale di un’arte senza più steccati né confini: la sua pittura, infatti, non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione, ma inventa un genere proprio e autonomo attorno al quale il pittore colombiano ha sviluppato la propria poetica in oltre mezzo secolo di carriera.




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