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24/7/2015

Canova, le opere ferite raccontano l'orrore della guerra

In mostra a Possagno immagini storiche delle sculture canoviane danneggiate durante il primo conflitto mondiale; emblematica la foto di un gruppo di soldati francesi che giocano a calcio con la testa della statua di Paolina Bonaparte

“Antonio Canova. L’arte violata nella Grande Guerra” è l’evento in programma dal 25 luglio al 28 febbraio 2016 presso il Museo Gipsoteca Canova a Possagno (Treviso), a cura di Alberto Prandi e Mario Guderzo. A promuovere la mostra sono la Provincia di Treviso, la Fondazione Canova, con il contribuito dell’Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto che ha scelto questo progetto tra le iniziative per i “Cent’anni della Grande Guerra”.

La più emblematica delle immagini possibili è quella di un nugolo di soldati francesi che giocano a calcio con un pallone unico al mondo: la testa di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova nel giardino della Casa-Gipsoteca dello scultore ai piedi del Grappa, teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra. Il fotografo Stefano Serafin osservò con orrore quell’affronto senza avere il tempo di consegnarne per sempre la memoria a una delle sue lastre fotografiche, lui che di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi riuniti in un piccolo album, oggi patrimonio dell’istituzione canoviana, mentre le lastre originali sono conservate al Foto Archivio Storico Trevigiano (Fast), insieme ad altre immagini sul tema, opera di Siro Serafin.

Per la prima volta, quegli originali vengono esposti, tutti insieme, proprio nel luogo dove furono “scattati”: tale è la forza rievocativa di quelle istantanee che alcune di esse sono diventate icona dei danni che le guerre arrecano, in ogni tempo, al patrimonio artistico. Gli squarci sul busto di Napoleone o Paolina decapitata hanno la forza che posseggono le immagini dei saccheggi e delle distruzioni di Hatra o di Nimrud, in Iraq, o dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan.

Molti dei Canova violati dal cannoneggiamento del 1917, fermati dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, non sono mai più stati esposti. In questo secolo, diverse opere sono state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi: da cui usciranno per la prima volta proprio in occasione della mostra, riunite in una sezione, come reliquie di una sfregiata bellezza. Per una di queste, l'effige di Ebe, la coppiera degli dei, è prevista un’azione didattica che presenta il gesso danneggiato accostato ad una ricostruzione realizzata con le nuove tecnologie e che permette di percepire come sia possibile presentarne una ricostruzione.

Inoltre, a cent'anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin lo sguardo di due fotografi ritorna oggi sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse rileggono i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e propongono una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, offesi e menomati, ma ancora oggi testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra.

Antonio Canova, Naiade; foto: Stefano Serafin (1918)
Antonio Canova, Naiade; foto: Stefano Serafin (1918)


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