Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Ricerca per: IndiceArticoliOpac SBNEuropeana

Pagina dei contenuti


sei in: Home » Carmine Ciccarini, la solitudine della metropoli
Esplora

Regioni

mappa regioni italiane Lombardia Valle D'Aosta Liguria Toscana Lazio Campania Sicilia Sardegna Calabria Puglia Umbria Emilia Romagna Veneto Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Marche Abruzzo Basilicata Molise Piemonte

scegli la regione


Seguici su:




linkedin





slideshare



 

Evento

4/9/2012

Carmine Ciccarini, la solitudine della metropoli

In mostra a Roma, al Chiostro del Bramante, opere recenti del pittore abruzzese dedicate al mito contemporaneo della città

Carmine Ciccarini, New York da Williamsbourg, 2012, 100x150 cm, olio su tela
Carmine Ciccarini, New York da Williamsbourg, 2012, 100x150 cm, olio su tela

La metropoli contemporanea è il filo conduttore della personale “Dalla veduta alla visione: il mito della città” del pittore Carmine Ciccarini,  allestita dal 5 settembre al 10 ottobre nel Chiostro del Bramante a Roma.
 
I bellissimi spazi rinascimentali del Chiostro – con la cura di Daniela Brignone e Giovanni Faccenda – ospitano infatti quaranta opere realizzate dall’artista abruzzese, classe 1956, negli ultimi due anni di attività; i lavori esposti denotano da un lato il richiamo allo stile classico e dall’altro le suggestioni che Ciccarini attinge dalla modernità: dall’opera di Mario Sironi e Edward Hopper al cinema di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders.
 
Come spiega il curatore Giovanni Faccenda, «la pittura di Carmine Ciccarini echeggia questi turbamenti: l’insicurezza e la precarietà insite nell’esistenza dell’uomo del terzo millennio; il fagocitante, incontrollato e perfino disumano moltiplicarsi del cemento nelle ormai ciclopiche città; i mille presagi racchiusi dentro un monotono quotidiano che offre a tutti, o quasi, qualche vaga verità la notte o al volgere della sera».
 
Lo stile dell’artista si distingue per un segno tagliente, ma anche morbido nel colore e per la contrapposizione tra toni freddi e caldi in cui predomina un giallo che assume connotazioni simboliche, sempre secondo Faccenda, «declinato ogni volta con ruolo di luce salvifica, se non addirittura come fonte di speranza, nel buio della ragione, fra le tenebre che imprigionano la spiritualità».




Collegamenti

Metadati correlati In rete

iconaInserisci un nuovo commento




captcha