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Evento

2/3/2018

Dagli animali selvaggi agli autoritratti dolenti, l'universo creativo di Ligabue

Al Palazzo Ducale di Genova una mostra che ripercorre in ottanta opere la vicenda umana e creativa del pittore, personalità originale del Novecento

Antonio Ligabue, Daini con paesaggio, s.d. (1952), olio su tavola di faesite, 29,8x40cm; Guastalla (Reggio Emilia), collezione privata
Antonio Ligabue, Daini con paesaggio, s.d. (1952), olio su tavola di faesite, 29,8x40cm; Guastalla (Reggio Emilia), collezione privata

Dal 3 marzo al 1º luglio 2018, Palazzo Ducale di Genova presenta “Antonio Ligabue” un’antologica che ripercorre la vicenda umana e creativa dell’artista, personalità originale del Novecento, curata da Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, prodotta e organizzata da ViDi con la Fondazione Antonio Ligabue di Gualtieri (Reggio Emilia) in collaborazione con Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Il percorso espositivo si snoda attraverso ottanta opere tra i due poli principali entro i quali si sviluppa l’universo creativo di Ligabue: gli animali, selvaggi e domestici, e i ritratti di sé. Tra gli animali abitatori delle foreste e delle savane si trovano alcuni dei maggiori lavori dell’artista, come Tigre reale, realizzato nel 1941 quando era ricoverato nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia; tra quelli delle campagne, le due versioni di Cani da caccia con paesaggio; c’è poi la galleria di autoritratti, come i dolenti Autoritratto con berretto da motociclista del 1954-55 e Autoritratto del 1957. Non mancano altri dipinti, dai paesaggi bucolici, alla Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero ad alcune versioni delle Lotta di galli, ad Aquila con volpe della fine degli anni Quaranta, alla Vedova nera con volatile e alla Testa di tigre della metà degli anni Cinquanta, fino alla Crocifissione.

Ligabue rappresenta sia animali domestici, colti in un’atmosfera agreste, inseriti in paesaggi in cui giustappone le terre piatte della Bassa reggiana, dove visse dal 1919 alla morte nel 1965, e i castelli, le chiese, le guglie e le case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera, sia gli animali della foresta e del bosco di cui conosceva molto bene l’anatomia. Gli autoritratti costituiscono un filone di amara poesia nell’arte di Ligabue: in essi si colloca in primo piano, quasi a occupare tutto lo spazio della scena, raccontando una costante condizione umana di angoscia, di desolazione e di smarrimento, un lento cammino verso l’esito finale; il suo volto esprime dolore, fatica, sgomento, male di vivere.

Accompagna la mostra un catalogo Skira con un’ampia sezione, ricca di immagini, dedicata alla vicenda biografica di Antonio Ligabue. Per tutta la durata della rassegna è in programma una serie di attività didattiche, incontri e visite guidate gratuite per bambini e adulti; ed inoltre, un angolo per l’allattamento per le mamme, una sala didattica con accesso libero per le famiglie, un percorso pensato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria.




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