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31/7/2015

Dal monastero all’alta moda, otto secoli di ricami

Un nuovo percorso espositivo per scoprire le collezioni del Palazzo Madama di Torino: “Lino, lana, seta, oro”

“Lino, lana, seta, oro. Otto secoli di ricami” è il nuovo percorso espositivo del Palazzo Madama di Torino, visitabile dal 29 luglio al 16 novembre. Il Museo Civico d’Arte Antica offre al pubblico la possibilità di un nuovo itinerario alla scoperta delle proprie collezioni attraverso una significativa selezione di testimonianze della storia del ricamo.

In mostra oltre sessanta pezzi del patrimonio museale, dai ricami sacri medievali agli abiti danzanti con perline in vetro degli anni Venti del Novecento. Attraverso il ricamo – dall’arabo raqm, segno – una pratica antichissima nel bacino del Mediterraneo e in Oriente diffusa, dal Medioevo, in tutta Europa, si ripercorre una lunga tradizione di lavoro: dai monasteri alle botteghe alle mura domestiche all’alta moda.

I reperti evidenziano la varietà di tipologie: filati di origine vegetale o animale naturali o tinti, arricchiti da materiali preziosi, quali oro, argento, perle, coralli, conterie in vetro, paillettes metalliche, in plastica o di gelatina. Sono presenti i ricami in lino bianco dei monasteri svizzero tedeschi e quelli in lana colorata per i tessuti da arredo tipici della zona di Zurigo e Sciaffusa nel Cinque-Seicento; decorazioni a fiori e rocailles per gli abiti e gli accessori settecenteschi: pettorine e borsette, corpetti a trapunto femminili, ma anche marsine, gilet e copricapo da uomo.

Il manufatto più antico è un cappuccio di piviale della fine del XIII, inizio XIV secolo; il più raffinato una tovaglia ricamata da Caterina Cantoni tra 1590 e 1610; il più sorprendente è un frammento di stolone di piviale spagnolo del 1590-1600 con teschi infiocchettati che ricorda il piviale raffigurato da El Greco in El entierro del conde de Orgaz; il più complesso un ricamo in lana svizzero tedesco del 1580 circa, che unisce la raffigurazione della parabola delle Vergini sagge e delle vergini stolte alla raffigurazione degli Evangelisti e delle stagioni; tra i più recenti un eccezionale abito disegnato da Gianfranco Ferré nel 2002, una lunga tunica in georgette di seta ricoperta da una miriade di cristalli Svarovsky e canottiglie. E ancora un quaderno manoscritto di disegni per ricami a inchiostro e tempera, dedicato alla “mirabile matrona Marina Barbo” nel 1538; una raccolta di agorai, in smalto, avorio, microintaglio ligneo, dal XVII al XIX secolo e una serie di imparaticci, noti anche come samplers, i riquadri di tela lavorati nei secoli dalle giovani donne per esercitarsi e raccogliere modelli di punti per ricamo e rammendo.

Telo raffigurante la parabola Le Vergini sagge e le vergini folli, Sciaffusa, 1580-1600
Telo raffigurante la parabola Le Vergini sagge e le vergini folli, Sciaffusa, 1580-1600


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