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Evento

19/2/2018

Ercolano e Pompei, "Visioni di una scoperta"

A Chiasso, in Svizzera, la mostra che ripercorre la storia di due tra i ritrovamenti archeologici più importanti al mondo, attraverso reperti dagli scavi, opere d'arte, fotografie e documenti

Pietro Bianchi, Ricostruzione della Casa del Fauno a Pompei (Reg. VI, Ins. 9, sezione trasversale e facciata), 1832-1844, china a penna, acquarello a pennello su carta vergata, 64x96cm; Archivio storico della Città di Lugano
Pietro Bianchi, Ricostruzione della Casa del Fauno a Pompei (Reg. VI, Ins. 9, sezione trasversale e facciata), 1832-1844, china a penna, acquarello a pennello su carta vergata, 64x96cm; Archivio storico della Città di Lugano

In occasione dei 280 anni dalla scoperta di Ercolano e dei 270 anni da quella di Pompei, il M.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita dal 25 febbraio al 6 maggio la mostra “Ercolano e Pompei: visioni di una scoperta”, realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) col patrocinio del Consolato generale d’Italia a Lugano e la cura di Pietro Giovanni Guzzo, Maria Rosaria Esposito e Nicoletta Ossanna Cavadini.

L’esposizione ripercorre la storia di due tra i ritrovamenti archeologici più importanti al mondo e come queste scoperte siano state comunicate, tra la fine del Settecento e i primi anni del Novecento, attraverso lettere, taccuini acquerellati, incisioni, disegni, gouache, fotografie, reperti archeologici. Inoltre, testimonia come autori quali Karl Jacob Weber e William Gell, Giovanni Battista e Francesco Piranesi, François Mazois e Philipp Hackert, nonché disegnatori, incisori e cultori dell’antico fino ai fratelli Alinari, contribuirono alla fortuna storica e critica delle due città dissepolte.

Il percorso espositivo inizia dalla metà del Settecento, quando studiosi e appassionati dell’antico incominciano a descrivere i ritrovamenti, inizialmente sporadici e casuali, attraverso le lettere: è il caso di Johann Joachim Winckelmann, a cui si aggiungono nel 1762 i commenti sulla conduzione degli scavi, come nelle lettere del conte di Caylus, collezionista e archeologo, di Goethe o più tardi, a inizio Ottocento le puntuali osservazioni di Stendhal. Il viaggio del Grand Tour a fine Settecento annovera ormai come tappa obbligata Napoli, Pompei ed Ercolano e molti artisti, architetti e cultori d’arte di tutta Europa iniziano a disegnare dal vivo, appuntando sul proprio taccuino di viaggio schizzi, disegni acquerellati e note scritte.

Le preziose notizie su Ercolano e Pompei fanno il giro del mondo, come nel caso del nobiluomo William Gell, che lascia un taccuino inedito denso di annotazioni – esposto in mostra – che confluirà in diverse pubblicazioni, fra cui la celebre «Pompeiana». La colonia degli inglesi è, in effetti, molto attiva nel disegnare e ritrarre gli scavi, allo scopo di pubblicare testi corredati da incisioni per far conoscere l’antico e in questo contesto si inserisce la produzione delle acqueforti di Giovanni Battista e Francesco Piranesi che ritraggono entrambi i celebri siti.

Con l’inizio dell’Ottocento il disegno si fa preciso e prospettico, e fa capolino la nuova tecnica fotografica; inoltre nei primi decenni del Novecento, le cartoline in litografia o cromolitografia diventano un usuale mezzo di comunicazione per veicolare le immagini dei luoghi visitati, inserendo così nel loro repertorio anche Ercolano e Pompei, che costituiscono tappe obbligate del nascente fenomeno del turismo. A contestualizzare il racconto, infine, vengono esposti una ventina di reperti archeologici originali, come gioielli, tra cui l’anello di Carlo o il bracciale della Casa del Fauno, piccole teste in bronzo, lacerti di affreschi. Fra le opere pittoriche in mostra il Ritratto di Latapie e la ricostruzione di una casa pompeiana di Luigi Bazzani proveniente da New York dal Dahesh Museum.




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