Condividi
  • Facebook
  • Twitter
4/4/2013

Fotografia e scultura, sperimentazioni nello spazio

Al Man di Nuoro una mostra in bilico tra seconda e terza dimensione: in "The camera's blind spot" dieci artisti contemporanei esplorano i rapporti tra le due forme d'arte 

“The camera’s blind spot. Scultura/fotografia: esempi recenti” è la mostra ospitata al Museo Man di Nuoro dal 23 marzo al 26 maggio. Curato da Simone Menegoi e Lorenzo Giusti, direttore del museo, il percorso espositivo, dopo le retrospettive dedicate a Werner Bischof e Marino Marini, figure di riferimento nei settori della fotografia e della scultura, presenta un progetto in cui un gruppo costituito da artisti europei e statunitensi nati negli anni Settanta indaga le relazioni fra le due forme d’arte.
 
Becky Beasley (Regno Unito 1975), Bruno Botella (Francia 1976), Stefan Burger (Svizzera 1977), Michael Dean (Regno Unito 1977), Giuseppe Gabellone (Italia 1973), Francesco Gennari (Italia 1973), Curtis Mann (Usa 1979), Taiyo Onorato & Nico Krebs (Svizzera 1979), Erin Shirref (Usa 1975), Sara VanDerBeek (Usa 1976) sono i dieci artisti che partecipano alla mostra allestita al Man e si confrontano sul rapporto fra scultura e fotografia, la prima da sempre legata alla materia e alla tridimensionalità dell’immagine, mentre la seconda, pur rappresentando la realtà, lontana dal vero a causa della sua essenza bidimensionale.
 
Memore delle sperimentazioni in cui la fotografia documenta, rivisita e ricrea opere tridimensionali esistenti, di cui la storia ci tramanda, ad esempio, le straordinarie prove di scultori come Medardo Rosso e Costantin Brancusi che, agli inizi del XX secolo, hanno fotografato le loro opere ponendole in diverse condizioni di luce e di spazio, la mostra si spinge nell'esplorazione di tecniche in cui la fotografia diventa essa stessa scultura.
 
Una sfida ardita che visivamente è resa possibile nel percorso espositivo non solo attraverso le stampe fotografiche ma con video, installazioni, sculture realizzate con carta fotografica o “zavorrate” da altri materiali, come legno, metallo, cemento. Filo conduttore per tutte è l’ambiguità fra la seconda e la terza dimensione in cui le opere sembra che rimangano sospese.
Erin Shirreff, Roden Crater, 2009, courtesy of the artist and Lisa Cooley, New York
Erin Shirreff, Roden Crater, 2009, courtesy of the artist and Lisa Cooley, New York


torna all'inizio del contenuto