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Evento

21/7/2017

Francesco Verla, alfiere del Rinascimento in Trentino

Al Museo Diocesano di Trento la prima retrospettiva dedicata all’artista che fece da apripista per il rinnovamento della pittura nel territorio

Francesco Verla, Madonna con il Bambino in trono, due angeli, San Giuseppe e San Francesco, 1520; Milano, Pinacoteca di Brera
Francesco Verla, Madonna con il Bambino in trono, due angeli, San Giuseppe e San Francesco, 1520; Milano, Pinacoteca di Brera

Il Museo Diocesano Tridentino propone la prima retrospettiva su Francesco Verla (1470-1521), dall’8 luglio al 6 novembre. Nel Museo di Trento si possono ammirare per la prima volta insieme gran parte delle opere dell’artista: dalle pale d’altare ispirate al Perugino ai fregi a grottesche, di cui era uno specialista. L’esposizione, inoltre, prosegue sul territorio con i cicli affrescati nella chiesa di San Pantaleone a Terlago e sulle facciate di Casa Wetterstetter a Calliano.

La rassegna, intitolata “Il Rinascimento di Francesco Verla. Viaggi e incontri di un artista dimenticato”, è curata da Domizio Cattoi e Aldo Galli e completa un percorso di ricerca sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. L’indagine ha fatto emergere numerosi dati inediti, nuove attribuzioni e documenti finora sconosciuti che vanno a riempire significative lacune nella conoscenza dell’artista, restituendogli un ruolo da protagonista, come “alfiere del Rinascimento” in territorio alpino.

Nato a Villaverla, nel Vicentino, Verla ebbe una carriera itinerante che lo portò nei primi anni del Cinquecento in Umbria, dove conobbe il grande Pietro Perugino, e a Roma, allora sotto il pontificato di Alessandro VI Borgia. Lì studiò l’arte antica, in particolare le rovine del Palazzo di Nerone, la Domus Aurea, con le decorazioni dette “grottesche”. Rientrato in patria, si affermò presto come uno dei pittori più apprezzati di Vicenza, partecipando al cantiere rinascimentale più importante in città, quello della chiesa di San Bartolomeo, distrutta nell’Ottocento: una pala d’altare dipinta per una delle cappelle è stata identificata ed è esposta in quest’occasione.

Il coinvolgimento della città nella guerra che contrapponeva la Repubblica di Venezia e l’Impero Asburgico, spinse il pittore a trasferirsi prima a Schio, poi, nel 1513, in Trentino, dove si fermò diversi anni, lavorando, oltre che nella città vescovile, a Terlago, a Seregnano, a Calliano, a Mori e a Rovereto, dove morì. In una terra ancora profondamente legata a stilemi gotici, Verla fece da apripista al rinnovamento culturale e artistico, che di lì a poco si sarebbe sviluppato mirabilmente grazie all’azione del principe vescovo Bernardo Cles.




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