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Evento

18/5/2012

Kandinskij, dalla linea al mondo della natura

Un’esposizione ad Aosta approfondisce gli ultimi vent’anni di ricerche del pittore e teorico, i suoi rapporti con artisti francesi e italiani e i suoi diversi interessi. In mostra novanta opere, quaranta delle quali del maestro russo

Wassily Kandinsky, Mittergrün, 1932, tecnica mista su carta, 29x39,8 cm, collezione privata
Wassily Kandinsky, Mittergrün, 1932, tecnica mista su carta, 29x39,8 cm, collezione privata

Oltre novanta opere, quaranta di Vasilij Kandinskij, le altre di autori che con lui hanno instaurato un dialogo creativo, approfondiscono gli ultimi vent’anni dell’esperienza artistica del fondatore dell’astrattismo in una mostra allestita ad Aosta, al Museo Archeologico Regionale, dal 26 maggio al 21 ottobre. L’esposizione, curata da Alberto Fiz, con l’ausilio di un comitato scientifico di cui fanno parte Pietro Bellasi, Riccardo Carazzetti e Martina Mazzotta Lanza, è realizzata dalla Regione Valle d’Aosta in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta e si avvale di prestiti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e straniere (Accademia Carrara di Bergamo, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, Civica Biblioteca d’Arte di Milano, Fondation Marguerite et Aimé Maeght di Saint-Paul de Vence, Fondazione Marguerite Arp e Pinacoteca Comunale Casa Rusca d Locarno, Collezione Max Bill…).

Il percorso espositivo, intitolato “Wassily Kandinsky e l'arte astratta tra Italia e Francia”, prende il via nel 1925, al termine della stesura di Punto, linea, superficie (pubblicato l’anno successivo), con Spitz-Rund (Appuntito tondo), dove compare il riferimento al cerchio come elemento cosmico, per concludersi nel 1944, anno della morte. Per il curatore, Alberto Fiz, si tratta di vent’anni di ricerca fondamentali, in cui le tensioni di matrice spirituale ed emozionale lasciano il posto a una rinnovata indagine sulla superficie e sullo spazio: «Il linguaggio sviluppato da Kandinsky come progressiva tensione di forze conduce ad un superamento dei canoni estetici tradizionali e alla conquista di nuove prospettive spaziali che saranno determinanti per l’arte del secondo dopoguerra».

La rassegna, in cui spiccano alcuni capolavori degli anni Trenta e Quaranta mai presentati prima nel nostro paese, mette in evidenza i legami con artisti del periodo in Italia e in Francia. Tra i nomi presenti quelli di Hans Arp, SophieTaeuber-Arp, César Domela, Florence Henri, Joan Miró, Francis Picabia e degli italiani Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Alberto Magnelli, Alessandro Mendini, Gianni Monnet, Mauro Reggiani, Ettore Sottsass, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi.

Risaltano, inoltre, la pluralità di interessi, come la musica e la scenografia, del maestro russo e le sue diverse stagioni, dall’iniziale fase simbolista all’esperienza Bauhaus all’ultimo biennio parigino. Lungo il percorso di visita è stata ricostruita la Sala da Musica dell’Esposizione Internazionale di Architettura a Berlino del 1931 in cui, su disegno di Kandinskij, fu realizzata una decorazione murale in ceramica. Viene, inoltre, proposta la registrazione della “composizione scenica” Violet, con scenografie disegnate dal pittore.

Negli anni del Bauhaus, Kandinsky si concentra sulla linea piuttosto che sul colore, privilegiando i triangoli e creando una serie di straordinarie variazioni. Ne sono esempi in mostra Rot in Spitzform, del 1925, o Quatre, del 1934. Dalla fine degli anni Venti si percepisce una nuova libertà, come testimoniano Schwarzes Stäbchen (Bastoncini neri) o Dumpf-Klar (Cupo-Chiaro), entrambi del 1928. Dopo la chiusura del Bauhaus, alla fine del 1933, Kandinskij si trasferisce a Parigi dove rimane per undici anni. Risalgono a questo periodo Nœud rouge del 1936, Balancement del 1942 e Inquiétude del 1943. Come ricorda Fiz, «in questi anni l’astrazione non è più un dogma assoluto e Kandinsky si rivolge al mondo della natura con l’occhio dello scienziato attingendo ad un universo infinito di immagini scoperte sott’acqua o attraverso l’uso del microscopio». Oltre all’esplorazione del mondo scientifico, per l’evoluzione verso forme biomorfe sono rilevanti i rapporti con Jean Arp e Sophie Taeuber-Arp, Alberto Magnelli e Joan Miró, tutti presenti in mostra.

Infine, un focus sul rapporto con l’Italia. Risale alla primavera del 1934 la personale alla Galleria del Milione di Milano, di cui è esposto un acquarello (Versunken), al quale si affiancano opere di Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Mauro Reggiani, Ettore Sottsass, Luigi Veronesi e Atanasio Soldati. Kandinskij è presente, inoltre, alla Biennale di Venezia del 1950; nel secondo dopoguerra, in Italia, un ruolo importante per la comprensione dell’arte di Kandinskij è svolto da Piero Dorazio. Non manca un riferimento al design: Alessandro Mendini ha realizzato per l’occasione un ambiente ispirato al maestro russo con un arazzo, un dipinto, una credenza, una specchiera e il divano Kandissi del 1979, una delle realizzazioni più celebri di Alchimia.  

Il catalogo, in italiano e francese, è pubblicato dalla casa editrice Mazzotta, con testi di Alberto Fiz, Pietro Bellasi, Cristina Casero, Gillo Dorfles, Alessandro Mendini.





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