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21/2/2017

Keith Haring, non solo controcultura

Il pittore e writer statunitense, icona di artista-attivista globale, assimilò la storia delle arti e sintetizzò narrativamente archetipi di diverse tradizioni: una mostra al Palazzo Reale di Milano ripercorre la sua opera alla luce di questa chiave di lettura

Dal 21 febbraio al 18 giugno a Palazzo Reale di Milano, una mostra, “Keith Haring. About Art”, presenta 110 opere dell’artista statunitense (1958-1990), alcune inedite o mai esposte in Italia, provenienti da collezioni pubbliche e private americane, europee, asiatiche. La rassegna, curata da Gianni Mercurio, è promossa dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte Mostre Musei e 24 Ore, con la collaborazione di Madeinart e il contributo della Keith Haring Foundation.

La rassegna ruota attorno a un nuovo assunto critico: la lettura retrospettiva dell’opera di Haring non è corretta se non è vista anche alla luce della storia delle arti che egli ha compreso e collocato al centro del suo lavoro, assimilandola fino a integrarla esplicitamente nei suoi dipinti e costruendo in questo modo la parte più significativa della sua ricerca estetica.

Le opere dell’artista si affiancano a quelle di autori di epoche diverse, a cui Haring si è ispirato e che ha reinterpretato con il suo stile unico e inconfondibile, in una sintesi narrativa di archetipi della tradizione classica, di arte tribale ed etnografica, di immaginario gotico o di cartoonism, di linguaggi del suo secolo e di escursioni nel futuro con l’impiego del computer in alcune sue ultime sperimentazioni. Tra queste, s’incontrano quelle realizzate da Jackson Pollock, Jean Dubuffet, Paul Klee per il Novecento, ma anche i calchi della Colonna Traiana, le maschere delle culture del Pacifico, i dipinti del Rinascimento italiano e altre.

Keith Haring è stato uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento; la sua arte è percepita come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere.

Haring ha partecipato di un sentire collettivo diventando l’icona di artista-attivista globale; il suo progetto fu di ricomporre i linguaggi dell’arte in un unico personale, immaginario simbolico, che fosse al tempo stesso universale, per riscoprire l’arte come testimonianza di una verità interiore che pone al suo centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale.

Keith Haring, Untitled, 1986, olio e acrilico su tela, 243,8x243,8cm; collezione Emmanelle e Jérôme de Noirmont, Parigi; © Keith Haring Foundation
Keith Haring, Untitled, 1986, olio e acrilico su tela, 243,8x243,8cm; collezione Emmanelle e Jérôme de Noirmont, Parigi; © Keith Haring Foundation


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