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Evento

1/8/2018

L’Arte Povera del disegno e della fotografia

Una mostra a Jesi racconta il movimento artistico dal punto di vista di due mezzi fragili e democratici

Concetto Pozzati, mostra "Dentro il cielo compare un'isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963 -1980)"
Concetto Pozzati, mostra "Dentro il cielo compare un'isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963 -1980)"

La mostra “Dentro il cielo compare un’isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963-1980)”, allestita dal 21 luglio al 4 novembre al Palazzo Bisaccioni di Jesi (Ancona), racconta il movimento italiano dell’Arte Povera, che ha conquistato per fortuna critica e di mercato un’eco internazionale negli ultimi cinquant’anni, dal punto di vista del disegno e della fotografia, media poveri, democratici, fragili.

L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e curata da Andrea Bruciati, presenta opere di 32 autori: Vincenzo Agnetti, Adriano Altamira, Enrico Baj, Alighiero Boetti, Sandro Chia, Francesco Clemente, Mario Cresci, Gino De Dominicis, Nicola De Maria, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Ugo La Pietra, Elio Mariani, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Michele Perfetti, Robert Pettena, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Concetto Pozzati, Emilio Prini, Francesco Radino, Sandra Sandri, Mario Schifano, Gianni Emilio Simonetti, Franco Vaccari, Luigi Viola, Michele Zaza.

I lavori selezionati risalgono a un periodo circoscritto: dal 1963 al 1980, meno di vent’anni. Sono disegni e fotografie che rappresentano atti di ribellione nei confronti della società consumistica del boom economico; pur nella diversità dei singoli autori, un filo conduttore si può individuare ne la riduzione del segno ai minimi termini. Secondo il curatore in questi anni si registra «la volontà di uno scardinamento della convenzionalità e disegno e fotografia sono perfettamente congruenti ad un approccio cognitivo. Nel clima mutato degli “anni di piombo”, l’artista cerca infatti di farsi portavoce di un codice alternativo capace di portare alla luce le contraddizioni della tecnica e le arbitrarietà mistificanti del suo linguaggio che pertanto viene iterato, serializzato, in un parossismo scientifico dove traspare un intento quasi prometeico nell’andare oltre il dato sensibile per rivelare le strutture connotative a fondamento dell’opera».




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