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Evento

8/11/2016

La guerra delle mappe

Una mostra a Treviso racconta l’uso della geografia nei conflitti, con particolare riferimento al periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento

"Veduta d'Italia", in La Geografia a Colpo d'occhio, tav. XVI, Lit. Corbetta, Milano, 1853
"Veduta d'Italia", in La Geografia a Colpo d'occhio, tav. XVI, Lit. Corbetta, Milano, 1853

Un’esposizione, di grande attualità, nata da un interrogativo: “La geografia serve a fare la guerra? Mappe e arte in mostra”, negli Spazi Bomben di Treviso della Fondazione Benetton Studi Ricerche, dal 6 novembre al 19 febbraio 2017. Curata da Massimo Rossi, con l’allestimento e il progetto grafico di Fabrica e la collaborazione della Regione Veneto, la rassegna si articola in tre percorsi, tra loro collegati, di mappe, atlanti e opere d’arte. L’arco cronologico va dall’antichità ai giorni nostri, con particolare attenzione, nell’ambito delle celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, al periodo storico compreso tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

La mostra si apre con la sezione “Rocce e acque”, dedicata ai “confini naturali” costituiti da monti e fiumi. La seconda sezione, “Segni umani”, racconta l’uso del sapere geografico a fini propagandistici. La terza parte, “Carte da guerra”, pone l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Grande Guerra: i simboli grafici dell’industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme ai segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori.

L’itinerario di visita dà conto di come, in tutte le epoche, le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi, esercitando su di essi un potere a volte aggressivo, specialmente quando li hanno sostituiti o ne hanno alterato le grafie originarie. Al tempo stesso emerge anche un’altra geografia possibile, in dialogo con i processi storici: per dirla con le parole di Gaetano Salvemini, «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

La rassegna è arricchita da un ciclo di conferenze. 





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