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15/2/2017

La prigione come metafora del mondo

In una collettiva a Roma, al Maxxi, 26 artisti riflettono sulle problematiche del controllo nella società contemporanea

Nella mostra “Please come back. Il mondo come prigione?”, allestita al Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma dal 9 febbraio al 21 maggio a cura di Hou Hanru e Luigia Lonardelli, 26 artisti evidenziano attraverso 50 opere le problematiche relative al controllo tipiche della società contemporanea, caratterizzata dallo sviluppo delle tecnologie digitali e da inedite minacce alla sicurezza.

L’esposizione, che prende il titolo dall’opera omonima del collettivo Claire Fontaine, si compone di tre sezioni: “Dietro le mura”, “Fuori dalle mura” e “Oltre i muri”.

Della prima sezione sono protagonisti artisti che hanno vissuto un’esperienza diretta della prigione, perché sono stati reclusi, o che ne hanno fatto il soggetto del proprio lavoro. Tra loro Berna Reale, con un video che racconta la luce della torcia olimpica all’interno delle carceri brasiliane; Harun Farocki, che utilizza i filmati delle videocamere di sorveglianza del carcere di massima sicurezza di Corcoran in California; Gianfranco Baruchello, con le sue interviste ai detenuti delle carceri di Rebibbia e Civitavecchia.

La seconda sezione propone una riflessione sulle prigioni che non vediamo, sui regimi di sorveglianza capaci di trasformare le città contemporanee in vere e proprie “prigioni a cielo aperto”. Tra gli artisti Superstudio, che con il suo Monumento continuo aveva profeticamente immaginato un modello di urbanizzazione globale alternativo alla natura; Mikhael Subotzky, che ha lavorato con materiali video forniti dalla polizia di Johannesburg; Lin Yilin, con la sua performance che riproduce una scena di privazione della libertà per testare le reazioni dei cittadini della città cinese di Haikou e di Parigi; Rä Di Martino, che trasforma Bolzano nel fondale di una messa in scena con finti carri armati.

Al centro della terza sezione c’è il tema della sorveglianza come “pratica organizzativa dominante” dopo l’11 settembre 2001. Tra i lavori presenti quello di Jenny Holzer sulla “guerra al terrore”, il progetto di Simon Denny ispirato alle rivelazioni di Snowden, l’indagine sul Medio Oriente dalla prospettiva di un drone di Jananne Al-Ani e le visioni di future guerre di Zhang Yue.

La rassegna è accompagnata da una serie di incontri, proiezioni, laboratori e altri appuntamenti, che ne approfondiscono i temi.

H. H. Lim, The cage the bench and the luggage, 2011, acciaio zincato e valigia di alluminio con lucchetti e catena, 484x216x228cm; collezione dell'artista; courtesy: Zoo Zone Art Forum
H. H. Lim, The cage the bench and the luggage, 2011, acciaio zincato e valigia di alluminio con lucchetti e catena, 484x216x228cm; collezione dell'artista; courtesy: Zoo Zone Art Forum


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