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Evento

17/5/2017

La via italiana alla Pop Art

In mostra a Pordenone circa settanta opere di una ventina di autori che evidenziano tratti originali rispetto al fenomeno statunitense: riferimenti alla tradizione, intervento artigianale e lavoro sugli stereotipi culturali

Giosetta Fioroni, Donna con cappello in un paesaggio geometrico, 1966, smalto su tela, 50x60cm
Giosetta Fioroni, Donna con cappello in un paesaggio geometrico, 1966, smalto su tela, 50x60cm

La mostra “Il mito del Pop. Percorsi italiani”, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato” di Pordenone dal 13 maggio all’8 ottobre, a cura di Silvia Pegoraro, indaga la “via italiana” al Pop attraverso una settantina di opere, alcune delle quali mai esposte prima, di una ventina di artisti, evidenziando i tratti distintivi e originali del fenomeno italiano rispetto a quello statunitense. Come spiega la curatrice, «il gusto tutto europeo e italiano, prima ancora che nei riferimenti alla tradizione artistica, si manifesta in tutti questi artisti nella forte istanza di intervento artigianale/manuale, lontana dalle tecniche prettamente industriali utilizzate dalla Pop americana. Una originalità che le opere in mostra confermano. Evidenziando che, fondamentale nel confronto, è soprattutto l’inclinazione degli italiani a lavorare su stereotipi culturali, anziché soltanto su oggetti-merce e su immagini della comunicazione di massa, con una più spiccata manipolazione delle immagini».

L’allestimento mette in evidenza i due poli del Pop italiano: Roma e Milano. La capitale, nel contesto del boom economico e della “dolce vita”, è un centro internazionale di scambi culturali. Le gallerie di riferimento sono La Tartaruga di Plinio de Martiis e La Salita di Gian Tomaso Liverani. Gli artisti di spicco, alcuni dei quali erano stati negli Usa prima del 1964, anno del trionfo della Pop Art alla Biennale di Venezia, sono Mimmo Rotella, Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano, legati alla Scuola di Piazza del Popolo; Cesare Tacchi, Sergio Lombardo, Renato Mambor e Mario Ceroli. Di ambito romano, ma proveniente dal territorio pordenonese, è anche Ettore Innocente, che la rassegna vuole ricordare e celebrare, nel trentennale della morte.

Cuore della scena milanese è, invece, lo Studio Marconi, dove nel 1965 espongono in una collettiva, insieme a Schifano, Valerio Adami, Emilio Tadini, Lucio Del Pezzo ed Enrico Baj, artisti più orientati all’Europa che all’America.





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