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Evento

8/5/2018

Manet e Massimiliano d'Asburgo, "un incontro multimediale"

A Trieste, al Castello di Miramare, un percorso immersivo sulla fine dell'imperatore del Messico, fucilato nel 1867, vista attraverso lo sguardo del pittore francese

Édouard Manet, L'esecuzione dell'Imperatore Massimiliano, 1867-1868, olio su tela, 193x284cm; © The National Gallery, London
Édouard Manet, L'esecuzione dell'Imperatore Massimiliano, 1867-1868, olio su tela, 193x284cm; © The National Gallery, London

Dal 12 maggio al 30 dicembre il Castello di Miramare, a Trieste, propone l’evento “Manet e Massimiliano. Un incontro multimediale”, un percorso immersivo allestito negli spazi delle Scuderie del Castello con la cura di Andreina Contessa, Rossella Fabiani, Silvia Pinna, che dà vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, Massimiliano d’Asburgo fucilato il 19 giugno 1867, ed Édouard Manet, il pittore francese che, indignato dalla vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità francesi.

L’itinerario, promosso dal Museo Storico e Parco del Castello di Miramare e prodotto da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, trasporta i visitatori all’interno di questa storia, nei luoghi che l’hanno scandita, grazie a una dimensione immersiva di suoni, proiezioni e ambienti ricreati. Ad accompagnare i visitatori in questo flashback virtuale è la narrazione teatrale ideata dallo sceneggiatore Alessandro Sisti e recitata da Lorenzo Acquaviva, che nei panni di Massimiliano fa rivivere questa vicenda.

Massimiliano, proclamato imperatore del Messico il 10 aprile 1864 con l’appoggio di Napoleone III di Francia e la nobiltà locale, viene fucilato due anni dopo dalle truppe ribelli a Querétaro insieme ai due generali Miramòn e Mejía: di fronte a rivolte divenute ormai scontro armato, il sovrano francese lo aveva abbandonato. La sua morte fu uno scandalo per le implicazioni politiche e culturali che portava con sé, e, sotto la patina rifulgente della Belle Époque, metteva in moto i fermenti che avrebbero condotto alla Prima Guerra Mondiale. Manet ne fu così ossessionato che realizzò tra il 1867 e il 1868 ben tre versioni di grande formato, come si confaceva ai dipinti di storia, uno schizzo ad olio e una lastra litografica. La forza polemica dell’opera ne impedirono l’esposizione al Salon di Parigi, dove era stata annunciata, e nessuna delle versioni dell’Esecuzione di Massimiliano fu mai esposta al pubblico finché Manet fu in vita.

Dalla partenza per il Messico, con cui si apre la mostra si arriva fino a Parigi, dentro lo studio di Manet: grazie alle installazioni multimediali è possibile ascoltare i pensieri dell’artista e i commenti dei giornali del tempo, e vedere gli scatti dell’unico fotografo autorizzato a immortalare il cadavere di Massimilano sul luogo della fucilazione Francois Aubert. Grazie a una serie di effetti speciali, inoltre, è possibile seguire l’evoluzione dell’opera di Manet: nella prima versione dell’Esecuzione di Massimiliano, manifesta la partecipazione emotiva agli eventi, ma risente delle ancora scarse notizie e della mancanza di immagini circolanti in Europa. Nelle versioni successive l’artista cerca di arricchire i particolari in base alle informazioni ormai diffuse. Aggiunge così il muro di fondo, alcuni spettatori, cambia la posizione dei generali di Massimiliano e soprattutto inserisce un’invenzione che esprime una precisa presa di posizione: veste i soldati del plotone d’esecuzione non più con i panni borghesi, bensì con le uniformi dell’esercito francese, definendo il messaggio e il senso dell’opera. La versione finale del 1868 sarà la più grande, quella dal tratto più definito, in cui l’esempio della pittura spagnola e di Goya appare esplicito. Ora si è giunti all’equilibrio simbolico del dipinto finale e Massimiliano, fra i due generali, finisce per assomigliare a Cristo fra i due ladroni, sacrificato sull’altare dell’imperialismo francese.

Da Parigi si torna poi a Trieste dove il viaggio aveva preso avvio: il 15 gennaio 1868 la fregata Novara, la stessa con la quale la coppia reale era partita piena di speranze, riconduce il feretro del sovrano nell’unica città in cui Massimiliano si era sentito veramente a casa. Ecco le lettere di Massimiliano, i libri della sua biblioteca riferiti al Messico e all’America, altri documenti storici e poi alcuni dipinti conservati nei depositi e in altri ambienti del Castello, che descrivono la partenza per il nuovo regno e il rientro della salma. Al centro di quest’ultima sezione è esposto il Ritratto di Massimiliano Imperatore, a rievocare il simbolo delle antiche glorie. A chiudere il percorso i video di due giovani artisti Calixto Ramírez e Enrique Méndez de Hoyos, che si confrontano con una vicenda cruciale della storia del loro Paese.




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