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Evento

10/4/2015

Mart, dalla moderna classicità al canone contemporaneo

Il museo di Rovereto rinnova la sua esposizione con un percorso cronologico dal Novecento ai nostri giorni. Due le sezioni: la prima dal 1900 al 1950; la seconda dal 1950 al 2014

Felice Casorati, <em>Ragazza a Pavarolo</em> (o <em>Bambina</em>, o <em>Clelia</em>), 1937
Felice Casorati, Ragazza a Pavarolo (o Bambina, o Clelia), 1937

Dal 28 marzo all’8 novembre il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (Mart), sede di Rovereto, presenta la rassegna “#collezionemart”, a cura di Veronica Caciolli, Daniela Ferrari, Denis Isaia, Alessandra Tiddia e Archivio del ’900. Tra molti racconti realizzabili, il Mart sceglie di rinnovarsi in un percorso che privilegia l’incontro tra visitatori e opere, amplificandone la contemplazione. Come un unico spazio, le due gallerie al primo piano si articolano in una narrazione per immagini, suddivisa in due sezioni cronologiche: un viaggio attraverso un secolo, per ritrovare i capolavori e i protagonisti del Novecento e arrivare con loro ai giorni nostri.

La prima parte della mostra, "#collezionemart 1900-1950", ha come filo conduttore quello che le curatrici hanno definito una "moderna classicità": in continuità con l’esposizione dedicata alla Grande Guerra, presenta alcune opere che richiamano la classicità, il mestiere, l’educazione artistica, in risposta ai movimenti artistici che, negli stessi anni, propongono una visione scomposta del mondo. Vengono inoltre presentati sei lavori recentemente entrati a far parte della Collezione tra cui Ragazza a Pavarolo (o Bambina o Clelia, 1937) di Felice Casorati e un inedito figurativo di Manlio Rho (Signora in rosso, 1931). Il percorso suggerisce una riflessione sull’atemporalità delle opere prendendo avvio dall’anticlassicismo di Medardo Rosso, attraverso i capolavori di Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Arturo Martini, Massimo Campigli.

La seconda parte della mostra, "#collezionemart 1950-2014", continua l’indagine sulle collezioni, in un percorso che dall’astrazione di Lucio Fontana porta alla drammaticità di Bill Viola e al realismo di Teresa Margolles. Vengono presentate alcune tra le opere più significative della Collezione realizzate fra il secondo dopoguerra e il primo decennio del nuovo millennio, da John Baldessari a Alberto Burri, attraverso i lavori di Bruce Nauman, Robert Mapplethorpe e Luigi Ontani. In questo secondo racconto, viene proposto il tema "canone contemporaneo", alla ricerca di ciò che ha trasformato la storia recente, scuotendone le fondamenta. Si sviluppa un percorso cronologico che abbraccia la realtà più vicina, con aperture alle nuove istanze sociali e ai media: l’arte si apre ai nuovi linguaggi che la contaminano, la ibridano, ne scardinano le certezze.

Seguendo le presenze di artisti, opere e movimenti all’interno del secondo Novecento, l’allestimento è scandito per decenni: fino agli anni Settanta, le raccolte del Mart si incentrano sulle principali ricerche italiane di rilevanza internazionale (Alighiero Boetti, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto). Negli anni Ottanta gli echi che giungono da oltreoceano influenzano la scena mondiale diventando protagonisti indiscussi delle collezioni del museo. Gli anni Novanta si aprono a nuove indagini estetiche che si evidenziano nell’acquisizione di opere principalmente fotografiche, da Thomas Demand a Andreas Gursky, da Bernd e Hilla Becher a Gabriele Basilico di cui viene presentata, per la prima volta in museo, una serie del 1996. Chiudono il percorso espositivo lavori degli artisti più attuali, come Wade Guyton, Wolfgang Tillmans e Vik Muniz di cui sono presentate alcune recenti acquisizioni.




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