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Evento

27/9/2017

Miró, le possibilità espressive dell'incisione

Una mostra a Milano raccoglie i capolavori grafici realizzati dall'artista tra gli anni Cinquanta e Ottanta

Joan Miró, Senza Titolo 2, 1974, litografia a colori, 27,8x56,5cm
Joan Miró, Senza Titolo 2, 1974, litografia a colori, 27,8x56,5cm

Apre i battenti la mostra "Joan Miró. Capolavori grafici" visitabile dal 28 settembre al 4 novembre nella Galleria Deodato Arte di Milano che propone una selezione di incisioni e litografie, appartenenti al patrimonio di creazioni grafiche, cui il maestro catalano si rivolge costantemente durante tutto il suo percorso artistico.

Accanto ad alcune opere degli anni Trenta, i lavori esposti sono stati realizzati soprattutto nel periodo compreso fra gli anni Cinquanta e Ottanta, arco di tempo in cui Miró si dedica più assiduamente all'arte incisoria; infatti dalla fine degli anni Cinquanta si stabilisce in maniera definitiva a Palma de Maiorca, dove allestisce un laboratorio di incisione e litografia. Affascinato dalla tecnica, dalle molteplici possibilità espressive e comunicative offerte, vede in questo medium la capacità di abbracciare perfettamente la sua arte, versatile, ricca di simboli e di colori accesi.

L'utilizzo di strumenti inusuali come pettini, chiodi, dita, oltre al contatto diretto e fisico con i materiali, contribuisce a rendere ancora più personali le lastre incise, dalle quali emerge una forte connessione anche dal punto di vista emozionale. Spesso destinate a volumi e riviste pubblicate in tiratura limitata, che si tratti di incisioni calcografiche a puntasecca, acqueforti o litografie a colori, le grafiche di Miró sono fedeli testimoni del suo linguaggio e al tempo stesso creano tra immagine e testo, reinterpretato secondo la propria sensibilità, un perfetto connubio.

Nell'esaustiva panoramica dei lavori in mostra s'incontrano alcune opere degli anni Trenta che attestano le prime sperimentazioni incisorie come Daphnis et Chloé e Fraternity dal carattere narrativo e perfettamente rappresentative delle tematiche trattate. Di matrice più astratta, sebbene con chiari riferimenti ai titoli, sono le litografie della serie Haï-Ku degli anni Sessanta come Herbes d'été, La bouge du sanglier e Au portrait couvert de neige, dove dalla semplice forma geometrica, dai piccoli punti e dalle macchie di colore è possibile scorgere soli, stelle, lune, occhi, figure femminili e uccelli, soggetti prediletti dell'artista.

Colori pieni, vivaci che si contrappongono a linee e contorni neri, figure che fluttuano e galleggiano insieme alle parole, caratterizzano le tavole del poemetto Le lézard aux plumes d'or (1971), uno fra gli esempi più evidenti della compenetrazione fra disegno e testo. Più essenziali sono le litografie realizzate per la serie dedicata a L'enfance d'Ubu (1975). Particolarmente significativi sono inoltre i lavori incisori accompagnati da poesie di Jacques Prévert tratti dal libro in tiratura limitata Adonides (1975), le cui pagine originali esposte mettono in evidenza sulla stessa lastra l'incisione di versi e il disegno a simboleggiare la totale unione delle due arti e dei due artisti.

Di grande impatto sono l'incisione e acquatinta Sans titre III del 1981 su carta guarro capace di fornire uno spiccato effetto tridimensionale, evocativo del bassorilievo e il manifesto realizzato in occasione dei Mondiali di calcio del 1982, un'opera d'arte colorata, fresca che andò a sostituire la vecchia classica iconografia del torero e delle corride.




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