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21/11/2018

Padova, “Capitale al fronte” nella Grande Guerra

Una mostra al Museo di Storia della Medicina racconta il ruolo della città nell’assistenza ai soldati e nella didattica medica durante il primo conflitto mondiale

Fino al 6 gennaio il Musme - Museo di Storia della Medicina di Padova ospita la mostra “Combattere, curare, istruire. Padova ‘Capitale al fronte’ e l’Università Castrense”, inaugurata il 19 ottobre e realizzata nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale, con la cura di Maurizio Rippa Bonati (Dipartimento di Scienze cardio-toracico-vascolari e della Sanità pubblica, sezione di medicina umanistica dell’Università di Padova), la supervisione del Comitato scientifico museale presieduto da Vincenzo Milanesi e il coordinamento organizzativo di Palazzo della Salute.

L’esposizione illustra il ruolo svolto dalla città di Padova, “Capitale al fronte”, per l’assistenza ai soldati e la didattica medica nella Grande Guerra, ruolo per il quale è stata recentemente proposta per la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica. Si tratta di un capitolo di storia che ha coinvolto l’intera città e migliaia di studenti provenienti da tutta l’Italia e di un capitolo di scienza comprendente importanti avanzamenti delle conoscenze, in circostanze tragiche: soprattutto sviluppi nella ricerca e produzione di sieri e vaccini contro le malattie infettive (dal tifo al colera alla peste), nei mezzi per la diagnostica, nei sistemi di disinfezione chimico-fisica e di potabilizzazione dell’acqua, nelle strumentazioni radiologiche, nelle tecniche di chirurgia plastica e ricostruttiva, nella messa a punto delle protesi.

Il percorso espositivo ricostruisce l’intera catena del soccorso, dai primi punti di assistenza agli ospedali territoriali, utilizzando exhibit interattivi, tavoli touch, video, foto, documenti d’epoca, reperti storici e una pinacoteca virtuale. Nella rassegna due video sono dedicati ad altrettanti protagonisti, impersonati da attori: Francesco della Valle (1858-1937), medico e generale che istituì la cosiddetta “catena sanitaria”, a Luigi Lucatello (1863-1926), preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova durante il conflitto.

Fin dall’estate del 1915 la sanità militare si trovò di fronte a nuove tipologie di lesioni, causate da nuove armi, in particolare a ripetizione e con proiettili a frammentazione, e alle conseguenze della trasformazione della guerra di movimento in guerra di trincea. Ogni battaglione militare disponeva di un luogo di primo soccorso, allestito nelle immediate vicinanze del campo di battaglia e affidato a un tenente medico; chi necessitava di cure più complesse veniva trasferito agli ospedali da campo o a quelli territoriali. Padova divenne in breve tempo una vera e propria “città ospedale militare”, con oltre venti luoghi di ricovero, già adibiti o convertiti a tale uso, per circa 170 mila militari.

All’inizio di dicembre 1916 giunsero da tutta Italia 1.332 studenti, che costituirono il “Battaglione di studenti di medicina e chirurgia”, sotto la guida di Lucatello. Venne costituita così la “Scuola medica di guerra” dell’Ateneo padovano, definita Università Castrense (dal latino castrum, accampamento), nata originariamente a San Giorgio di Nogaro (Udine). Per la didattica vennero realizzate aule capaci di ospitare fino a 500 studenti e nella scuola “Pietro Selvatico” venne allestita un’aula anatomica con 24 tavoli settori: il più grande istituto di anatomia mai realizzato, diretto da Giuseppe Sterzi. I corsi iniziarono il 4 dicembre 1916 e terminarono, dopo quattro mesi di lezioni intensive, il 30 marzo 1917. Entro il 4 aprile si tennero 6.215 esami e a partire dal 5 aprile vennero conferite 534 lauree, eccezionalmente concesse senza la presentazione di una tesi.

mostra "Combattere, Curare, Istruire - Padova "Capitale al fronte" e l'Università Castrense"
mostra "Combattere, Curare, Istruire - Padova "Capitale al fronte" e l'Università Castrense"


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