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Evento

5/12/2017

Rivoluzione Russa, lo sconvolgimento delle arti

Una mostra a Gorizia documenta l’esplosione culturale che cambio i paradigmi del teatro e della danza, della pittura e della fotografia

Il'ja Maškov, Ritratto della studentessa Natalija Michajlovna Usovaja, 1915, olio su tela, 128x108cm; Mosca, Galleria Tret'jakovskaja
Il'ja Maškov, Ritratto della studentessa Natalija Michajlovna Usovaja, 1915, olio su tela, 128x108cm; Mosca, Galleria Tret'jakovskaja

Nel centenario della Rivoluzione Russa, una mostra a Gorizia racconta un’epoca di sconvolgimento per il mondo della cultura e delle arti. “La Rivoluzione Russa. Da Djagilev all’Astrattismo (1898-1922)” è il titolo dell’esposizione, allestita dal 6 dicembre al 25 marzo 2018 a Palazzo Attems Petzenstein, sede dell’Erpac, l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia.

Curata da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri del Centro Studi sulle Arti della Russia (Csar) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Faina Balachovskaja della Galleria Tret’jakov di Mosca, la rassegna presenta oltre cento capolavori, oltre a documenti e oggetti, prestati dalla galleria moscovita e da altri prestigiosi musei russi, come il Museo delle Arti Decorative e Applicate e il Museo di Storia Contemporanea della Russia (già Museo della Rivoluzione), nonché dal Fondo Alberto Sandretti presso la Fondazione Feltrinelli di Milano.

Il percorso espositivo intende mostrare un’ “esplosione culturale” che ha stabilmente mutato i canoni espressivi precedenti, dal teatro (Anton Cečhov, Vsevolod Mejerchol’d, Gentian Stanislavskij) alla musica (Modest Musorgskij, Aleksandr Skrjabin, Igor’ Stravinskij), dal balletto (Sergej Djagilev) alla fotografia (Aleksandr Rodčenko), alle arti figurative, dove, tra molti altri, basterà ricordare alcuni nomi: Aleksandr Benois, Léon Bakst, Vasilij Kandinskij, Kazimir Malevič, Andrej Končalovskij, Michail Larionov, Vladimir Tatlin, Natal'ja Gončarova, Varvara Stepanova, Aleksandra Ekster.

L’itinerario espositivo segue un arco cronologico che va dal 1898, l’anno di fondazione del gruppo Mir iskusstva (Il mondo dell’arte) e della rivista fondata e diretta da Djagilev, sino al 1922, la data di costituzione dell’Unione Sovietica. Il percorso, fatto di continue intersezioni tra le arti e la Storia e arricchito da un apparato multimediale, si articola in sei sezioni, ciascuna corrispondente a un anno specifico e cruciale, e ciascuna recante un sottotitolo tematico.

«Dalle ricerche che hanno sotteso questa esposizione – sintetizzano i curatori – sono emersi anzitutto il valore e il ruolo “rivoluzionari” delle pratiche artistiche all’interno della società russa a cavallo tra XIX e XX secolo, a partire dalla sotterranea e decisiva matrice letteraria della cultura russa ottocentesca, e qui basterà ricordare almeno i nomi di Blok, Achmatova, Mandel’stam, Pasternak, Majakovskij. Ma fu una rivoluzione complessiva, che si è estesa alla pittura (esiste un’arte prima dell’Astrattismo e una successiva, quella in cui ancora oggi viviamo) e poi alla grafica, alle scenografie, alla musica, per registrare infine le origini dell’esperienza del cinema, che qualche anno dopo si sarebbe concretata nel magistero di Ėjzenštejn e Vertov».





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