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28/12/2017

Roberto Daolio, un collezionista "non intenzionale"

Al Mambo di Bologna una mostra dedicata alla vita e agli incontri del critico d'arte emiliano, attraverso un centinaio di pezzi della sua raccolta, donata al Museo

Il focus espositivo “Roberto Daolio. Vita e incontri di un critico d'arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale”, visibile dall'8 dicembre al 6 maggio 2018, al Museo d'Arte Moderna di Bologna (Mambo) a cura di Uliana Zanetti, con la collaborazione di Giulia Pezzoli e Barbara Secci con il contributo scientifico di Davide Da Pieve, Lara De Lena, Roberto Pinto, Caterina Sinigaglia, è un evento promosso dall'Istituzione Bologna Musei con il sostegno dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

La rassegna presenta una selezione di opere e documenti appartenuti a Roberto Daolio (Correggio, Reggio Emilia, 1948 - Bologna, 2013), prematuramente scomparso, la cui intera collezione entrerà prossimamente in possesso del museo grazie alla volontà degli eredi Stefano Daolio e Antonio Pascarella. I lavori, quasi sempre di piccolo formato e spesso accompagnati da una dedica, sono stati donati dalle artiste e dagli artisti con cui il critico d'arte ha intessuto fitte relazioni intellettuali e operative. La raccolta costituisce quindi una significativa testimonianza di una vicenda biografica densa di incontri e attraversamenti, dialoghi e scambi, che ha dato un impulso sostanziale alla crescita e alla diffusione dell'arte emergente, componendone uno spaccato rappresentativo degli sviluppi più rilevanti, soprattutto in area emiliana, nel corso di oltre quarant'anni.

La mostra si articola per passaggi che consentono di individuare i principali tracciati della ricerca e dell'attività di Daolio, attraverso una scelta ragionata di un centinaio di pezzi dei 146 che compongono la donazione, alcuni dei quali sottoposti a interventi di restauro conservativo per questa occasione. I lavori di tale collezione, “involontaria” in quanto priva di un organico indirizzo distintivo, appartengono il più delle volte a una produzione di non facile classificazione. Tuttavia, il loro addensarsi intorno alla personalità di Daolio le rende, nel loro insieme, sintomatiche di un metodo di lavoro originale, costantemente rivolto verso l'insorgenza di fenomeni e di talenti nascenti, osservati e interpretati con disinteressata e selettiva partecipazione.

Nel suo costante raccordare analisi teorica e attuazione pratica, Daolio ha intrecciato in un continuum di rigorosa coerenza i diversi ruoli e ambiti nei quali si è trovato ad operare: dall'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Bologna, presso cui è stato titolare della cattedra di Antropologia e sociologia dell'arte dal 1977 al 2012, alla collaborazione con quotidiani e riviste specializzate, dall'incoraggiamento e dalle presentazioni di giovani artisti alla curatela di mostre, la sua multiforme attività si è svolta seguendo una rara uniformità di principi, improntati al riconoscimento e allo sviluppo delle funzioni sociali dell'arte contemporanea. Una metodologia che includeva il confronto cooperativo con contesti diversi, dagli spazi indipendenti alle istituzioni pubbliche, dagli ambienti pubblici non deputati all'arte contemporanea ai musei.

Alessandra Tesi, Verde HL 1, 1996, fotografia a colori su carta lucida, 225x150cm
Alessandra Tesi, Verde HL 1, 1996, fotografia a colori su carta lucida, 225x150cm

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