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Evento

27/6/2017

Yona Friedman, l’architettura della mobilità

Il visionario progettista ungherese è protagonista di una mostra a Roma, al Maxxi

Yona Friedman, Visualizzazione dell'interno della Ville Spatiale, anni sessanta; courtesy: Marianne Polonsky Collection/ Yona Friedman
Yona Friedman, Visualizzazione dell'interno della Ville Spatiale, anni sessanta; courtesy: Marianne Polonsky Collection/ Yona Friedman

Il visionario architetto ungherese Yona Friedman (Budapest 1923) è protagonista della mostra “Mobile Architecture, People’s Architecture”, che arriva al Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma dopo essere stata presentata a Shanghai arricchendosi di materiali inediti e originali realizzati appositamente per l’evento. L’esposizione, curata da Gong Yan e Elena Motisi, è in programma dal 23 giugno al 29 ottobre.

Il percorso espositivo racconta, mediante, bozzetti, modelli e animazioni, lo sviluppo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, della teoria dell’Architettura Mobile che ha reso celebre il progettista: per lui chiunque può progettare e realizzare la propria architettura attraverso strutture mobili semplici e flessibili, dalla casa alle “città spaziali”. Nella sua visione, più che mai attuale, sono rilevanti i temi dell'improvvisazione come “possibilità” architettonica e della progettazione modellata sulle esigenze delle persone, un’“architettura della sopravvivenza”. Vengono messi in evidenza, inoltre, altri aspetti della sua ricerca, come la riflessione sull’importanza dell’educazione al processo creativo. Si possono ammirare, tra l’altro, le istruzioni a fumetti per comporre le sue strutture architettoniche, alcune delle quali riprodotte in grandi installazioni in scala reale.

La sua idea di un’architettura capace di stare al passo con la mobilità sociale e basata su strutture che possano essere ricreate trova espressione, in particolare, nella Ville Spatiale (1958-62): una griglia aerea sul territorio, con corridoi e abitazioni progettati dagli abitanti, riprodotta per questa occasione in un grande modello di nove metri di lunghezza in dialogo con alcune visioni inedite dedicate alla città di Roma e al Maxxi.

In mostra anche la riproduzione di uno dei moduli del Museum of Simple Technology (Madras, India, 1982) realizzato da un gruppo di cestai indiani secondo le istruzioni fornite dall’architetto tramite il Communication Centre of Scientific Knowledge for Self-reliance, e il temporaneo Street Museum (2017), pensato per raccogliere oggetti dei cittadini invitati con un bando a dare il loro contributo.

Un’area dedicata a Boulevard Garibaldi, la sua casa e il suo studio. Infine si pososno visionare estratti della video-intervista inedita Yona Friedman: an indisciplined inhabitant (2017) realizzata da Sylvie Boulanger, direttrice del Centre National Edition Art Image, e dei Film d’Animation realizzati con la moglie Denise Charvein negli anni Sessanta. La rassegna è accompagnata da una pubblicazione (Quaderni del Centro Archivi del Maxxi Architettura) con testi di Hou Hanru, Gon Yang, Manuel Orazi e una intervista inedita di Elena Motisi.





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