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Evento

16/2/2013

“Alberto Sordi e la sua Roma”, struggimento e disincanto

La Capitale ricorda il grande attore a dieci anni dalla morte con una mostra al Vittoriano. Fotografie, filmati, oggetti e documenti raccontano lo stretto legame con la città, luogo delle radici e simbolo universale, set cinematografico e rifugio privato 

Film L’arte di arrangiarsi, Alberto Sordi in via della Conciliazione, 1955, Archivio Enrico Appetito
Film L’arte di arrangiarsi, Alberto Sordi in via della Conciliazione, 1955, Archivio Enrico Appetito

Apre a Roma, dal 15 febbraio al 31 marzo, presso il Complesso del Vittoriano“Alberto Sordi e la sua Roma”, la grande mostra curata da Gloria Satta, Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, che racconta, a dieci anni dalla morte dell’attore, il suo speciale rapporto con la Città Eterna. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, è in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione per il Cinema, la Rai, con il patrocinio della Fondazione Alberto Sordi; media partner è «Il Messaggero».
 
«Parlava volentieri di Roma, con struggimento, rabbia e nostalgia dei tempi andati. Alberto amava i romani senza mai tesserne le lodi. Anzi, li descriveva con cinismo affettuoso, non ne nascondeva le goffe e ingenue furbizie: era un popolo abituato a secoli di soggezioni politiche, a giurare con le dita incrociate, a escogitare trame barocche pur di fregare qualcuno, anche i parenti più stretti»; così lo scrittore Vincenzo Cerami riassume il rapporto tra Sordi e la Capitale.
 
Fotografie, filmati, lettere autografe, materiali audio e video, sceneggiature, installazioni, oggetti e documenti, molti dei quali inediti, provenienti dalla casa, dallo studio e dagli archivi privati costituiscono il percorso espositivo, suddiviso in due sezioni, che racconta, a un pubblico che conserva ancora vivo nel cuore il suo ricordo, un rapporto mai interrotto, incondizionato e appassionato con la sua città, che gli permise di coniugare e fondere arte e vita.
 
Alberto Sordi ha raccontato Roma attraverso svariati personaggi che hanno colto “la romanità” dei suoi abitanti, esaltandone attitudini e virtù. Attraverso la vita di Sordi si intraprende inevitabilmente anche un viaggio nella storia che va dal fascismo alla Seconda Guerra Mondiale, per proseguire con la ricostruzione, il boom economico, gli anni Ottanta fino all’avvento del nuovo Millennio.
 
La Roma che tanto amava, la bellezza dei luoghi da lui frequentati, rivivono nei 56 film girati nella città e correlati a circa 20 approfondimenti che presentano al pubblico, in alcuni per la prima volta, fotografie, album personali con rassegne stampa, copioni e oggetti utilizzati sui set. Una vita dedicata al cinema che, come afferma Vincenzo Mollica, giornalista e curatore della mostra, «non basta a raccontare l'incrocio di avventure di cui è stato sempre protagonista con genialità, divertimento, lucidità, coraggio, generosità. Alberto Sordi, prosegue, «è stato un poeta, figlio di Omero e del Belli, il nostro Ulisse che ha attraversato il dopoguerra italiano sgangherato e sbandato, ma così vitale, col cuore negli occhi, il disincanto nella testa, il non arrendersi nelle gambe, l'arte della sopravvivenza nelle mani, e una risata che quando arrivava era musica e sembrava aprisse le porte del paradiso». Una carriera non solo come attore, ma anche da regista, cantante e affabulatore che ha saputo proiettare la “sua romanità”, intesa come legame con una storia millenaria e con le le proprie radici, che ha saputo trasformare in simbolo universale per raccontare il mondo intero e di conseguenza tutta l’Italia.
 
Dalla vita pubblica a quella privata; la seconda sezione presenta i momenti più significativi della vita più intima di Sordi a Roma; fotografie e documenti mostrano la sua casa, il suo studio e i suoi articoli, scritti per il quotidiano «Il Messaggero», in cui emerge fra critiche e stupore l’amore sconsiderato per la sua città.
 
Per Alberto Sordi “Roma è Roma e le altre città non sono nulla”; negli articoli scritti tra il 1988 e il 2002 l’artista argomenta sulla Capitale spaziando tra i più disparati argomenti: costume, vita quotidiana, ricordi personali, aneddoti legati alla carriera, riflessioni acute, garbate denunce. “Archivio vivente” di “tipi umani”, comportamenti desunti dalla vasta esperienza di attore e di cittadino, Alberto Sordi osserva nella sua città le mode del fast food, ma anche la solitudine degli anziani, l’indolenza intesa come saggezza tipica dei romani o addirittura la sorte di cavalli e botticelle che accompagnano i turisti alla scoperta di bellezze mozzafiato di cui denuncia il deturpamento causato dell’eccessiva apertura al traffico.
 
“Espressione filosofica di chi e nato sotto il Cupolone”: fra i momenti significativi dell’intesa vita di Sordi c’è anche il giorno in cui l’allora sindaco Francesco Rutelli lo volle premiare in Campidoglio eleggendolo primo cittadino di Roma per ventiquattro ore. Di quell’episodio resta una delle battute più esilaranti dell’artista impressa negli scritti di Vincenzo Cerami; Sordi, accompagnato dal direttore del museo in Campidoglio che gli presentò un’antica pietra risalente al I secolo dopo Cristo, con occhi increduli e con un tono di meraviglia pronunciò ad alta voce la frase «Me cojoni!», ricordando implicitamente ai governanti che ogni pietra di Roma è un tesoro inestimabile.
 
Non mancano gli scritti sull’addio alla lira e il suo particolare legame con Giovanni Paolo II, di cui è esposto il documento della Benedizione, e con lo stesso Vaticano, di cui esaltava la meraviglia della Cupola di Michelangelo e del Colonnato del Bernini, attraverso i suoi ricordi di gioventù, quando ancora non esisteva Via della Conciliazione e per vedere tali bellezze bisognava “sudarsele” oltrepassando vicoli popolari in cui risuonava il canto delle donne che stendevano il bucato.
 
Fra le curiosità in mostra il suo pianoforte, la poltrona da barbiere che troneggiava in bagno, la bicicletta con cui scorazzava nel parco, la macchina da scrivere personale, il salvadanaio donatogli come cittadino di Kansas City, il baule con gli attrezzi da ginnastica e gli indimenticabili stivali da vigile urbano.
 
A conclusione le immagini toccanti del suo funerale; Alberto Sordi muore a 83 anni nella notte tra il 24 e il 25 maggio 2003. L’affetto dei romani e di tutta Italia è testimoniato nelle immagini che ritraggono i cinquecentomila visitatori che si sono recati alla camera ardente allestita al Campidoglio e i duecentomila che hanno partecipato alle esequie presso la Basilica di San Giovanni.




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18/2/2013 | 100001809555630
Tu sei tu e io so...orfano!
Ciao Alberto, un forte abbraccio e R.I.P. :(


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