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Evento

9/1/2017

"Attorno a Klimt", Giuditta icona del Novecento

Al Centro Candiani di Mestre il primo appuntamento del ciclo espositivo “Corto Circuito. Dialogo tra i secoli”, una nuova esplorazione delle collezioni civiche veneziane

Fernand Khnopff, Maschera bianca, 1907, disegno a matita, pastelli, cera; Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna
Fernand Khnopff, Maschera bianca, 1907, disegno a matita, pastelli, cera; Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna

La Fondazione Musei Civici di Venezia con l’esposizione “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione”, dal 14 dicembre al 5 marzo 2017 al Centro Culturale Candiani di Mestre, inaugura il primo di una serie di appuntamenti, ideati da Gabriella Belli, dedicati all’arte moderna e contemporanea dal titolo “Corto Circuito. Dialogo tra i secoli”. Questi eventi, di volta in volta, andranno ad attingere dal patrimonio della Città di Venezia conservato nelle collezioni civiche.

La mostra, il cui allestimento è stato affidato a Pierluigi Pizzi, architetto e scenografo, è incentrata attorno a uno dei miti più affascinanti della tradizione biblica, quello di Giuditta. Fulcro dell’esposizione, che presenta oltre ottanta opere provenienti dalle collezioni della Fondazione Musei Civici di Venezia – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, Museo Correr, Ca’ Rezzonico-Museo del Settecento veneziano, Museo Fortuny, Museo di Palazzo Mocenigo, da alcuni musei come il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e da varie collezioni private nazionali e internazionali – è rappresentato dal capolavoro di Gustav Klimt Giuditta II (Salomè).

Intorno a questa icona del XX secolo, realizzata dall’ artista viennese nel 1909 per la Biennale Internazionale d’Arte del 1910 e acquisita dal Municipio di Venezia per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, si articolano una serie di suggestioni tra antico e contemporaneo che, dalla figura biblica di Giuditta e dalla sua fortuna artistica tra Cinquecento e Seicento, arriveranno al Simbolismo ottocentesco e al clima della Secessione Viennese, fino all'interpretazione del mito che il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, diede nel 1917 con Il tabù della verginità.

Il passaggio da femme fatale a demone del Novecento sarà inoltre evidente anche nel linguaggio cinematografico, come nel video Giuditta: metamorfosi sullo schermo, realizzato da un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Padova coordinato da Gian Piero Brunetta, in cui sono montati brani delle più celebri “Dive” sul grande schermo nei primi vent’anni del secolo scorso. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Linea d’Acqua (Venezia, 2016), che raccoglie interventi di Gabriella Belli, Flavio Caroli, Gian Piero Brunetta, Elisabetta Barisoni, Elena Marchetti e Matteo Piccolo.




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