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20/2/2017

“Bosch e Venezia”, il fascino del sogno

Nella città lagunare, a Palazzo Ducale, una mostra incentrata sui tre capolavori dell’artista conservati nelle Gallerie dell’Accademia

Il Palazzo Ducale di Venezia - Appartamento del Doge ospita dal 18 febbraio al 4 giugno la mostra “Jheronimus Bosch e Venezia”, che ha al centro i tre capolavori “veneziani” dell’artista olandese – due trittici e quattro tavole custoditi nelle Gallerie dell’Accademia – affiancati da una cinquantina di opere provenienti da prestigiose raccolte pubbliche e private europee: si tratta di Il martirio di Santa Ontocommernis (Wilgefortis, Liberata), Tre santi eremiti e Paradiso e Inferno (Visioni dell’Aldilà), riportati all’antico splendore in seguito a interventi di restauro finanziati dal Bosch Research and Conservation Project (Brcp) e dalla Fondazione Getty di Los Angeles e fruibili anche con una tecnologia immersiva e app con realtà aumentata e virtuale.

Nell’esposizione, curata da Bernard Aikema con il coordinamento scientifico di Gabriella Belli e Paola Marini, Venezia è un capitolo chiave nell’iter del grande pittore fiammingo, in particolare per i rapporti col classicismo tizianesco, il tema del sogno e la cultura giudaica. Tra le opere di contesto, dipinti, tra gli altri, di Jacopo Palma Il Giovane, Quentin Massys, Jan Van Scorel, Joseph Heintz il Giovane, disegni e bulini di Albrecht Dürer, Pieter Bruegel il Vecchio, Lucas Cranach il Vecchio e Domenico Campagnola, bronzi e marmi antichi, preziosi e rari manoscritti e volumi a stampa.

Fondamentale, nella ricostruzione del rapporto tra Bosch e la città lagunare è la testimonianza di Marcantonio Michiel, conoscitore e critico d’arte, il quale nel 1521, nel descrivere la collezione del cardinale Domenico Grimani, figlio del doge Antonio, cita tre opere di Bosch con mostri, incendi e visioni oniriche. La rassegna si sofferma sulla figura di Grimani – personalità di elevata statura, appassionato di filosofia e teologia, amante della scultura greca antica, di Tiziano, di Raffaello e di Leonardo da Vinci, effigiato in ritratti e medaglie – e sui suoi interessi collezionistici, soprattutto sull’attrazione per la tematica del sogno.

La presenza di Bosch a Venezia, secondo il curatore, fu la conseguenza di una “moda”, di un interesse diffuso negli ambienti intellettuali, documentato da stampe e oggetti d’arte decorativa, e Grimani ricercò consapevolmente opere fiamminghe e di Bosch, trovando intermediari negli ambienti ebraici: il più importante editore di libri in ebraico, Daniel van Bomberghen, stabilitosi a Venezia intorno al 1515, sarebbe stato il tramite per gli acquisti neerlandesi del cardinale, aiutato anche da Cornelis De Renialme, nipote e associato in affari.

Il percorso espositivo si concentra poi sull’impatto esercitato dall’artista, concludendosi con una sequenza di opere “alla Bosch” di anonimi seguaci e con l’apoteosi seicentesca del maestro in cui a Venezia a far rivivere il suo universo fu Joseph Heintz il Giovane, in sintonia col clima negromantico e gli interessi di molti esponenti dell’Accademia degli Incogniti.

L’evento è prodotto dalla Fondazione Musei Civici e dal Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia, col patrocinio del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona.

Hieronymus Bosch, Trittico dei santi Eremiti; © Archivio fotografico Gallerie dell'Accademia, su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Museo Nazionale Gallerie dell'Accademia di Venezia
Hieronymus Bosch, Trittico dei santi Eremiti; © Archivio fotografico Gallerie dell'Accademia, su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Museo Nazionale Gallerie dell'Accademia di Venezia

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