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9/8/2018

“Bosco magico”, Paolo Martellotti salda scultura e natura

L’artista ha arricchito il Giardino della Casina delle Civette a Villa Torlonia, a Roma, con opere lignee, simili ad antichi totem che parlano di tutto ciò che è primordiale. Negli spazi della Dipendenza esposti anche i suoi dipinti su tela, tempere, acrilici, collage, tecniche miste

Fino al 30 settembre è aperta al pubblico la mostra “Bosco magico. Gli alberi sciamanici di Paolo Martellotti”, inaugurata lo scorso 9 giugno nella Casina delle Civette - Musei di Villa Torlonia, a Roma. La rassegna è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e curata da Tiziana Gazzini e Maria Grazia Massafra.

In esposizione le ultime opere del Maestro, trenta sculture e venticinque dipinti che l’artista, anche architetto e museografo, ha sapientemente inserito nel contesto liberty dove architettura, arti applicate, natura coltivata, dialogano da sempre. Martellotti ha arricchito il Giardino della Casina con sculture di legno di tiglio, abete rosso, quercia, castagno, biancospino, con un intervento che salda cultura e natura: potrebbero essere antichi Totem che parlano di tutto ciò che è primordiale. I legni, nel loro divenire sculture, non perdono la loro essenza di albero, la loro qualità di esseri viventi, dal momento che l’artista rispetta la loro personalità storica e simbolica, e anche la loro fisicità.

Anche la pittura di Martellotti entra in questo gioco di riflessi e specchi: i dipinti su tela – tempere, acrilici, collage, tecniche miste – sono esposti nella Dipendenza della Casina delle Civette che diventa la galleria di ritratti delle sculture. “Luce - Movimento”, “Materia - Movimento”, “Scenari - Movimento”, sono i titoli delle serie in cui sono suddivise le opere pittoriche. Primi piani, close-up, dettagli esplosi delle sculture esposte nel Giardino, modi per far avvicinare lo spettatore alle sculture, per farlo entrare negli angoli segreti di alberi che si protendono verso le nuvole, e che diventano cavalieri, draghi, castelli, mani, architetture.

Il Bosco magico nasce da un progetto unitario site-specific, in cui lo scultore e l’artista non possono fare a meno dell’architetto che sa valutare l’ambiente in cui deve intervenire, rispettandolo eppure trasformandolo: è un bosco sacro perché ci racconta il momento della perdita dell’innocenza naturale e la scoperta del saper trasformare e raccontare la natura.

Paolo Martellotti, Gruppo, "Non c'è fiamma che si innalzi nella notte che non sia alimentata dal cuore resinoso dell'uomo", 2017, legno di biancospino, legno di abete rosso, legno di faggio, acrilici, tempere
Paolo Martellotti, Gruppo, "Non c'è fiamma che si innalzi nella notte che non sia alimentata dal cuore resinoso dell'uomo", 2017, legno di biancospino, legno di abete rosso, legno di faggio, acrilici, tempere


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