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16/1/2017

"Da Hayez a Boldini", le molte anime dell'Ottocento

In mostra a Brescia cento capolavori rappresentativi della pittura neoclassica, romantica, scapigliata, macchiaiola e divisionista

“Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento” è la mostra in programma dal 21 gennaio all’11 giugno, al Palazzo Martinengo di Brescia, che racconta la stagione artistica italiana del XIX secolo, attraverso cento capolavori dei maggiori esponenti del Neoclassicismo, del Romanticismo, della Scapigliatura, dei Macchiaioli e del Divisionismo. La rassegna è curata da Davide Dotti e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo in collaborazione con la Provincia di Brescia.

Il percorso espositivo si apre con Amore e Psiche, capolavoro di Antonio Canova, che incarna i canoni dell’estetica neoclassica. Attorno alla scultura ruotano alcune delle tele più rappresentative di autori neoclassici tra cui Andrea Appiani, pittore prediletto da Napoleone, capace di evocare la sublime grazia raffaellesca nella splendida tela Venere allaccia il cinto a Giunone.

Quindi, la sezione dedicata al romanticismo vede come protagonista Francesco Hayez di cui verrà presentata la Maria Stuarda sale al patibolo; accanto ad altre opere di Hayez quali la Vergine addolorata e il Ritratto del principe Barbiano di Belgioioso, sono esposti dipinti dei principali autori romantici come Giuseppe Molteni, Enrico Scuri, Giacomo Trecourt, Carlo Arienti e Giuseppe Carnovali detto il Piccio, la cui pittura anticipò gli esiti dei maestri della Scapigliatura alla quale è dedicata la terza sala, dove spiccheranno le tele di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Mosè Bianchi.

A Firenze si faceva largo un gruppo di giovani artisti che, per reagire alla stanca pittura insegnata nelle accademie, diede vita al movimento dei Macchiaioli capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, qui presenti con alcune delle loro opere più famose. Proseguendo nel percorso, il visitatore incontra prima i dipinti a soggetto orientalista capaci di evocare le luci e le atmosfere di mondi lontani, e poi le scene di vita quotidiana immortalate da Induno, Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Filippo Palizzi, Vincenzo Irolli, Alessandro Milesi e dal bresciano Angelo Inganni.

Aggiornati sulle novità dell’Impressionismo francese i divisionisti elaborano, invece, un’innovativa tecnica pittorica caratterizzata da intrecci di brevi pennellate cariche di colore, che trova la massima espressione nelle tele di Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Carlo Fornara e Plinio Nomellini. Di Segantini, padre nobile del divisionismo, è esposto il l’opera Alpe di maggio eseguito a Savognino nella primavera del 1891.

La mostra si chiude con la rievocazione del clima culturale parigino della Belle Époque che si respirava nei teatri, nei caffè e lungo i boulevard della capitale francese, dove vissero e lavorarono maestri come Vittorio Matteo Corcos, Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini; di quest’ultimo, sono esposti i sensuali ritratti nei quali esaltava la bellezza femminile svelandone l’anima più misteriosa, tra cui il Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta.

Federico Faruffini, Toilette antica, olio su tela, 40x51cm; collezione privata
Federico Faruffini, Toilette antica, olio su tela, 40x51cm; collezione privata


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