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Evento

8/3/2018

"Da Raffaello a Balla", un viaggio in cento opere dell'Accademia di San Luca

A Perugia un percorso espositivo in due sedi, Palazzo Lippi e Palazzo Baldeschi, nell'arte dal Quattrocento al Novecento: artisti italiani e stranieri sono messi in dialogo con la realtà umbra

Giovan Battista Piazzetta, Giuditta e Oloferne, 1716 circa, olio su tela, 110x113cm
Giovan Battista Piazzetta, Giuditta e Oloferne, 1716 circa, olio su tela, 110x113cm

Ha aperto i battenti il 21 febbraio ed è visitabile fino al 30 settembre la mostra “Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. L’arte in cento capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca”, allestita nelle sedi di Palazzo Lippi e Palazzo Baldeschi a Perugia. L’evento è curato da Vittorio Sgarbi ed è realizzato in collaborazione con la Fondazione CariPerugia Arte e l’Accademia Nazionale di San Luca.

In esposizione compaiono dipinti e sculture di fondamentali artisti italiani e stranieri, a documentare la grande arte tra il Quattrocento e il Novecento. La rassegna propone un confronto con la realtà artistica perugina e umbra: alcune opere appartenenti alla collezione dell’Accademia di San Luca, infatti, non solo entrano in dialogo con altre della Collezione Marabottini esposta permanentemente a Palazzo Baldeschi ma anche con capolavori di storiche istituzioni perugine, come l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci.

In questo viaggio artistico che da Roma conduce a Perugia per svilupparsi nel cuore cittadino, il corpus di opere dell’Accademia di San Luca complessivamente si snoda in dodici sale, seguendo un ordine cronologico; le opere esposte sono state oggetto di una vasta campagna di restauri promossa e supportata dall’Associazione Forte di Bard che le ha recentemente presentate presso la sua sede in Valle d’Aosta.

Il percorso inizia da Palazzo Baldeschi, dove nella prima sala è possibile ammirare il Putto reggifestone di Raffaello Sanzio, affresco staccato appartenuto a Jean-Baptiste Wicar e da lui donato. Percorrendo gli spazi si incontrano dipinti di Bronzino, Pietro da Cortona, Paris Bordon, Jacopo da Ponte detto il Bassano, che convivono con terrecotte di Vincenzo Danti e del fiammingo Giambologna. Ancora per il Seicento ecco tra gli altri il Cavalier d’Arpino con la sua interpretazione della Cattura di Cristo, Peter Paul Rubens con il bozzetto Le ninfe che incoronano la dea dell’abbondanza, Anton Van Dyck con la Madonna con il Bambino fra gli angeli musicanti accompagnata dal relativo disegno, Sassoferrato con la pittura senza tempo della Madonna con il Bambino.

Nella sesta sala campeggiano Amore e Venere del Guercino, il mondo del visionario pittore fiammingo Jan de Momper, Pietro da Cortona, Maratti, per arrivare a un Settecento fortemente europeista che si caratterizza per la presenza di maestri come Angelika Kauffmann, Jan Frans Van bloemen, il pittore di marine Claude Joseph Vernet e con i gessi del grande scultore danese Thorvaldsen e di Antonio Canova, di cui è esposto un gesso di un dettaglio del Monumento a Papa Clemente XIII in San Pietro datato 1784. Una delle sale è dedicata ai disegni di architettura tra i quali si sono stati scelti i progetti per un Regio Palazzo in Villa di Filippo Juvarra e il rinnovamento di Roma nei progetti del Panteon e di Piazza del Popolo dell’architetto Giuseppe Valadier.

A Palazzo Lippi Alessandri lo spettatore può ammirare le opere di Francesco Hayez, Tranquillo Cremona, e di Federico Faruffini. Espressione artistica del Novecento sono l’autoritratto il Contadino di Giacomo Balla, l’autoritratto del dannunziano Lawrence Alma Tadema, il ritratto dello scultore Giovanni Nicolini realizzato da Antonio Mancini. E ancora, marmi di Antonio D’Este, Francesco Nagni, Pietro Tenerani, Albino Candoni e bronzi di Nicola D’Antino, Francesco Coccia, Adolfo Apolloni, Attilio Selva, Aroldo Bellini e Alberto Viani a coronare un percorso particolarmente vario per quanto riguarda le tecniche e i linguaggi artistici usati.

Completa la mostra un catalogo edito da Fabrizio Fabbri, con tutte le opere riprodotte e analizzate da schede scientifiche curate da specialisti e da un testo, oltre a quello del curatore, di Francesco Moschini Segretario Generale dell’Accademia, che vi traccia una rapida storia dell’istituzione.




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