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Evento

2/1/2017

"Ecce Homo", l'identità umana nella scultura italiana

Ad Ancona una mostra sull'evoluzione della figura umana nell'arte plastica dal secondo dopoguerra a oggi

Giacomo Manzù, Tebe distesa nell'ovale, 1985, bronzo, 160x155x60cm
Giacomo Manzù, Tebe distesa nell'ovale, 1985, bronzo, 160x155x60cm

“Ecce Homo. Da Marino Marini a Mimmo Paladino. La scultura di figura nell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi” a cura di Flavio Arensi è la rassegna visibile dal 28 ottobre scorso al 7 maggio 2017 presso La Mole - Magazzino Tabacchi ad Ancona.

Pensata e costruita per il luogo che la ospita, la mostra, articolata in più di quaranta opere, è un progetto che nasce dal Comune di Ancona e dalla Fondazione Cariverona. Lo scopo è quello di organizzare un itinerario all’interno dell’ampio scenario della scultura italiana, proponendo alcuni dei protagonisti salienti che ne hanno caratterizzato lo sviluppo, con particolare riferimento all’indagine sull’uomo.

A partire da Marino Marini fino a Mimmo Paladino e ai più recenti autori, si mette in relazione la scultura con il rinnovato spazio della Mole, dove l’allestimento di Andrea Mangialardo cerca di creare dei piccoli cortocircuiti visivi e di relazione fra le opere, installate non per periodo storico ma affinità di soggetto. Ne risulta un viaggio fra differenti stili, materiali e visioni che chiedono al visitatore di concentrarsi non tanto sul singolo autore o sulla situazione culturale ma di cogliere il senso dell’essere umano nel tempo presente.

Che siano i Savi in pietra di Fausto Melotti (La disputa dei sette savi di Atene) o la classicità di Francesco Messina (Ritratto di Alfonso Gatto, Nudo), fino agli interventi dei più giovani Pietro Ruffo, Donato Piccolo e Fabio Viale, quello che emerge come il senso di una presenza nel mondo, ma persino una sua assenza. Nelle due importanti installazioni di Gino Marotta (Mare Artificiale e Pioggia Artificiale) è infatti il visitatore che diventa protagonista di una esperienza emotiva.

Diverse le curiosità che caratterizzano la mostra, come il recupero di alcune sculture e autori, tra cui Augusto Perez (Testa d’uomo) e i due piccoli bronzi di Marino Marini, resi disponibili per la prima volta dai collezionisti dopo le importanti mostre degli anni sessanta. Anche l’anconetano Valeriano Trubbiani si ripresenta con due delle sue installazioni più intense e poco visibili (Le morte stagioni e Ractus ractus) qui ricollocate, ma ci sono anche le ceramiche di Giosetta Fioroni, Aldo Mondino, Luigi Ontani che raccontano – insieme a quelle di Lucio Fontana, Aligi Sassu e Agenore Fabbri – della centralità di questo materiale nel sistema linguistico delle arti. Alcune opere della collezione della Fondazione Domus, completano la visita tra cui Geremia e Profeta di Mirko Basaldella, la Tebe distesa nell’ovale di Giacomo Manzù o il grande quadro scultura dedicato a Van Gogh di Enzo Cucchi, Van Gogh respira.




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