Condividi
  • Facebook
  • Twitter
5/9/2018

"Fato e destino", miti antichi e inquietudini contemporanee

L’esposizione al Complesso Museale di Palazzo Ducale a Mantova, che si apre in concomitanza con la XXII edizione di Festivaletteratura, presenta circa 70 opere di pittura, scultura, grafica e arte musiva

Dall’8 settembre 2018 al 6 gennaio 2019, il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova ospita la mostra “Fato e destino. Tra mito e contemporaneità”. La rassegna, è allestita nell’Appartamento della Rustica, ideato da Giulio Romano per il duca Federico II Gonzaga, curata da Renata Casarin e Lucia Molino in collaborazione con Michela Zurla, ed è promossa dalla Fondazione Cariplo, Fondazione Comunità Mantovana e dal Complesso Museale Palazzo Ducale in concomitanza con la XXII edizione di Festivaletteratura Mantova.

In mostra circa 70 opere che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla grafica al mosaico, tra cui spiccano capolavori di età romana, di Domenico Fetti, di Angelo Morbelli, di Gustav Klimt e di Adolfo Wildt, in grado di svelare la varietà delle raccolte d’arte della Fondazione Cariplo e di prestigiose istituzioni museali come il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova, il Museo della Città - Palazzo San Sebastiano di Mantova, il Museo Civico di Palazzo Te, il Museo d'Arte della città di Ravenna (Mar), la Fondazione Casa di Oriani di Ravenna, il Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti di Mantova, i Musei Civici di Forlì, il Museo Civico di Crema e del Cremasco, oltre che di collezioni private.

Il percorso espositivo, suddiviso in dieci sezioni, si apre con “Verità celate”, ovvero quelle nascoste nel profondo di ogni uomo e quelle insite nei segreti del cosmo. La Sfinge, una scultura del I secolo d.C., proveniente dal Museo di San Sebastiano di Mantova, ben rappresenta questo tema: l’animale mitologico posto a guardia del palazzo di Tebe, che interrogava chi gli si presentava di fronte, segnala l’esigenza di ogni individuo di investigare se stesso. Questi concetti sono tradotti in un linguaggio artistico moderno dalla Vecchia con candela, una copia di Pieter Paul Rubens e dalla Maddalena di un pittore francese del XVII secolo, dove la fiamma simboleggia il perdersi nell’io interiore o nel Ritratto femminile con maschera attribuito al pittore settecentesco Charles-Antoine Coypel, nel quale il gesto della fanciulla di togliersi la maschera rivela il desiderio di mostrare il volto della sua anima.

La rassegna prosegue con “Interrogare la sorte” che documenta l’attitudine di ogni essere umano ad acquisire il potere divino di conoscere il passato e di prevedere gli eventi che determineranno il futuro, attraverso opere come Ritratto di donna con moneta, dipinto da un pittore toscano nella seconda metà XVII secolo. Nella sezione “Interrogare il cielo”, la predisposizione a seguire gli insegnamenti divini è ben esemplificata nel dipinto riferibile all’ambito di Pompeo Batoni che vede Maria Maddalena attenta ad accettare quanto le viene suggerito dall’alto, tanto che il suo viso è già trasfigurato dalla grazia. Nella sezione “Sfidare il destino” s’incontrano opere eterogenee per cronologia e per temi che enucleano il perenne desiderio dell’uomo di rapportarsi con gli dèi per riceverne aiuto o per entrare in conflitto con essi. In questo caso, si spiega la presenza dell’Argonauta e di Prometeo: sculture nelle quali Enzo Nenci, nel pieno Novecento, affronta soggetti classici ancora attuali.

La rassegna prosegue con un confronto tra la vita e la morte: nella traiettoria umana che Angelo Morbelli delinea in Sogno e realtà, o Trittico della vita, questi poli sono esplicitati dal contrasto tra il tempo della giovinezza e quello ben più presente della incomunicabilità dei due vecchi, che sembrano solo attendere la fine di un percorso esistenziale che forse non ha mantenuto le promesse dovute. Il tema della vanitas, così diffuso in epoca barocca, viene analizzato in “Vita in un vaso” dove si possono ammirare sia nature morte floreali, sia dipinti dove il tema dell’abbondanza e della sua caducità trova connubio tra la figura umana e cesti di verdura.

È la Natura madre e matrigna che inquieta l’uomo del XVIII secolo, ovvero la natura che accoglie e nutre, ma che può far precipitare nell’horror vacui quanti la sfidano. È il caso del furore degli agenti atmosferici come nella drammatica Tempesta marina di Biagio Poli e il furore, di segno ben diverso, mostrato dalla Battaglia settecentesca di Francesco Simonini. Le opere della sezione “Tra sonno e morte” condividono, pur nella loro differenza, una postura che mima l’abbandono all’oblio, comune al sonno e alla morte. Il Cupido dormiente, mostra un bimbo abbandonato al sonno, ignaro del pericolo mortale costituito dai due serpenti che già lo serrano nella loro morsa. La risalita dalla terra al cielo, intesa in una prospettiva di speranza, sebbene non messianica, è resa visibile dalle opere che concludono il percorso espositivo: Cattedrale del gruppo ravennate CaCo3 e Icone di Sonia Costantini alludono a un varco possibile da rintracciare dentro l’orizzonte umano, espressione di un’etica che è irrinunciabile aspirazione umana.

Gustav Klimt, Donna distesa, 1914-1915, matita su carta, 37,5x56,5cm; Ravenna, MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna
Gustav Klimt, Donna distesa, 1914-1915, matita su carta, 37,5x56,5cm; Ravenna, MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna


Metadati correlati

torna all'inizio del contenuto