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Evento

16/8/2016

“Gli spazi dell’arte”, gli anni Sessanta e Settanta

Il Palazzo di Città di Cagliari espone integralmente la collezione contemporanea dei Musei Civici, una delle più rilevanti e complete raccolte pubbliche in Italia

Pietro Gallina, Uomo e donna
Pietro Gallina, Uomo e donna

Fino al 4 dicembre il Palazzo di Città di Cagliari presenta la mostra “Gli spazi dell’arte”, inaugurata il 21 luglio, con cui prende forma il progetto dei Musei Civici, curato da Anna Maria Montaldo, di esporre integralmente la Collezione d’arte contemporanea, una delle più rilevanti e complete raccolte pubbliche in Italia sull’arte degli anni Sessanta e Settanta, avviata da Ugo Ughi, all’epoca direttore della Galleria Comunale d’Arte, con la collaborazione di Aldo Passoni, allora vicedirettore dei Musei Civici di Torino, Antonello Negri, Zeno Birolli, Vittorio Fagone, Leonardo Capano e Salvatore Naitza, al quale spettò la selezione degli artisti sardi, e l’Università di Cagliari, nella quale insegnavano personalità del calibro di Gillo Dorfles, Corrado Maltese e Marisa Volpi. Le opere della raccolta sono datate tra il 1963 e il 1974. Il percorso espositivo è articolato in cinque sezioni: Arte Concettuale e Arte Povera; Arte Programmata; Astrazione e Pittura Analitica; Minimal Art; Arte Pop.

Nella prima sezione, l’Arte Concettuale – qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico, secondo quanto enunciato del 1967 da Sol Le Witt in Paragraph on Conceptual Art – comprende opere di Vincenzo Agnetti, Giulio Paolini, Antonio Carena, Ugo Carrega. L’Arte Povera – movimento nato nell’ambito concettuale in polemica con la tradizione, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso a materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali – è rappresentata invece da Ugo Nespolo e Piero Gilardi.

L’itinerario prosegue con l’Arte Programmata, la declinazione italiana di un’esperienza internazionale che assume i nomi di Arte Cinetica e Arte Optical. Caratteristico è il cinetismo, ovvero l’inserimento di un dinamismo reale, di un fattore “tempo”. Tra i protagonisti di questa sezione Davide Boriani, esponente del Gruppo T, Lia Drei, Giovanni Campus ed Enzo Mari.

A seguire l’Astrazione e la Pittura Analitica (o “pittura pittura” o “nuova pittura”) che sposta l’attenzione sul “fare pittura”, sull’azione dell’artista. In mostra si ammirano, ad esempio, la spazialità rarefatta di Carlo Battaglia, le fasce di colore di Claudio Olivieri, il tonalismo di Valentino Vago, l’astrattismo plastico di Giò Pomodoro.

È la volta, quindi, di un’altra neoavanguardia, la Minimal Art (termine coniato da Richard Wollheim) o Minimalismo, tendenza maturata negli Stati Uniti e diffusasi a livello internazionale in antitesi alla Pop Art, caratterizzata da strutture semplici, materiali grezzi, elementi “minimi”, monocromie. Tra i protagonisti Mauro Staccioli, Rodolfo Aricò, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Nicola Carrino.

Infine, l’Arte Pop, ovvero il ritorno dell’oggetto dopo l’Informale e l’Espressionismo astratto. L’interesse si rivolge alla società dei consumi, ai mezzi di comunicazione di massa, alla ripetizione seriale, alla scala abnorme, ai meccanismi di produzione. A testimoniare questo filone sono Mimmo Rotella, Pietro Gallina, Eduardo Arroyo, Paolo Baratella.




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