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10/9/2018

"I Castelli nell'Ora Blu", la bic art di Jan Fabre

Una mostra in tre sedi, a Milano, presenta una selezione di lavori in gran parte inediti dell'artista, "performance architettoniche" che compongono un percorso nel suo immaginario più romantico e poetico, ma sempre radicale e simbolico

Dal 22 settembre al 22 dicembre, presso Building, a Milano, apre i battenti “I Castelli nell'Ora Blu”, la personale di Jan Fabre, curata da Melania Rossi. In esposizione installazioni site-specific arricchite da alcune appendici in spazi istituzionali della città, quali la basilica di Sant’Eustorgio e la Cappella Portinari.

La selezione di lavori – in gran parte mai esposti prima perchè provenienti dalla collezione dell'artista – realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, sono incentrati su due temi significativi per il maestro: i castelli e l’Ora Blu. Disegni, collage, film, opere fotografiche e sculture compongono un percorso nell’immaginario più romantico e poetico, ma sempre radicale e simbolico, dell’artista.

La fusione estetica ed etica delle due tematiche nel pensiero di Jan Fabre, dichiarata nel titolo della mostra, è evidente nelle opere esposte, a partire da Tivoli (1990): qui ha ricoperto completamente il castello di Tivoli (Mechelen) con fogli disegnati a bic blu, che ha lasciato trasformarsi alla luce e alle intemperie. Una performance architettonica che l’artista ha filmato giorno e notte. La tonalità dell’inchiostro bic ricorda all’artista l’atmosfera di quel momento speciale, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte.

L’Ora Blu ha ispirato a Jan Fabre una produzione di disegni a penna bic di vario formato, ma è soprattutto nelle opere di grandi dimensioni che l’occhio si immerge completamente nelle fitte linee blu, dove è difficile abbracciare con lo sguardo l’opera nella sua interezza. Il disegno acquisisce dignità non solo autonoma ma anche tridimensionale, diventando scultura, architettura; non è preparazione all’opera pittorica o bozzetto per quella scultorea, ma è un’opera immersiva che rivela il sentimento più intimo, vero e istintivo del pensiero dell’artista: su questa idea Fabre lavora sin dai suoi esordi, dalla nascita della sua “bic art”.

Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane. Come di fronte al grande telo in seta esposto all’interno della basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto delle sculture nella Cappella Portinari o nell’opera site-specific che l’artista realizza presso Building, si è dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello. Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce «cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza». Tivoli, Wolfskerke, Monopoli, sono i castelli su cui l’artista è intervenuto con il suo segno blu e sono rappresentati nelle opere in mostra, ammantati della luce tipica di quell’ora magica in cui si può sognare di possedere un castello, di essere ancora in un’epoca cavalleresca fatta di valori per cui combattere strenuamente.

Jan Fabre, Tivoli, 1990, penna a sfera Bic su carta
Jan Fabre, Tivoli, 1990, penna a sfera Bic su carta


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