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Evento

27/11/2017

"I rivoluzionari del ‘900", da Duschamp a Dalì

In mostra a Bologna, a Palazzo Albergati, 180 opere della collezione dell'Israel Museum di Gerusalemme. Il percorso espositivo documenta le diverse modalità del Dadaismo e del Surrealismo nel rompere col passato e creare un'arte nuova

Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q., 1919/1964, readymade rettificato: matita su riproduzione, 30x23cm; The Israel Museum, Gerusalemme, The Vera and Arturo Schwarz Collection of Dada and Surrealist Art; foto: Avshalom Avital, © The Israel Museum, Jerusalem; © Succession Marcel Duchamp by SIAE 2017
Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q., 1919/1964, readymade rettificato: matita su riproduzione, 30x23cm; The Israel Museum, Gerusalemme, The Vera and Arturo Schwarz Collection of Dada and Surrealist Art; foto: Avshalom Avital, © The Israel Museum, Jerusalem; © Succession Marcel Duchamp by SIAE 2017

La mostra “Duchamp, Magritte, Dalí. I rivoluzionari del ‘900. Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme” è visibile al pubblico dal 16 ottobre all’11 febbraio 2018 a Palazzo Albergati a Bologna, ed è realizzata con la cura di Adina Kamien-Kazhdan, il patrocinio del Comune di Bologna e dell’Ambasciata di Israele, e prodotta dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum di Gerusalemme. L’allestimento è realizzato da Oscar Tusquets Blanca, che in omaggio all’evento ha ricostruito la sala di Mae West di Dalì e l’installazione 1,200 Sacks of Coal ideata da Duchamp per l’Exposition Internationale du Surréalisme del 1938.

La determinazione a rivoluzionare l’arte, a rompere col passato e inventare un mondo nuovo, è raccontata attraverso le 180 opere esposte, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Grazie a lasciti provenienti in gran parte da donatori e artisti, il museo ha potuto formare una collezione di opere Dada e surrealiste, che comprende tutte le tecniche impiegate, dai dipinti ai readymade, dai collage agli assemblaggi, dalle fotografie ai lavori su carta. Il museo deve questa ricchezza innanzitutto ad Arturo Schwarz – docente, scrittore e poeta milanese – che ha donato la sua vasta collezione comprendente più di 700 opere, tra cui Le Chateau de Pyrenees (1959) di Magritte, Surrealist Essay (1934) di Dalí, L.H.O.O.Q. (1919/1964) di Duchamp e Main Ray (1935) di Man Ray.

Attraverso un percorso tematico, la mostra è articolata in cinque sezioni: “Accostamenti sorprendenti” in cui l’uso di materiali e oggetti “trovati” nei collage, nei montaggi e negli oggetti dadaisti e surrealisti annulla il confine tra arte e vita. Dada cavalca l’onda dello sviluppo tecnologico di radio, cinema, industria e stampa illustrata. I dadaisti sono un gruppo internazionale che include artisti diversi tra loro come Kurt Schwitters, Hannah Höch, Max Ernst, Marcel Janco, Man Ray e Marcel Duchamp, alcuni dei quali entreranno poi a far parte del movimento surrealista. “Automatismo e subconscio” che racconta il proposito di infondere nuova linfa alla poesia e alle arti visive attraverso l’uso di una creatività inedita. Il Surrealismo esplora gli aspetti più oscuri della mente: il sogno, la malattia mentale, l’inconscio. Scrittori e artisti sviluppano tecniche “automatiche” per eludere il controllo cosciente e accedere alla sorgente del subconscio.

La sezione “Biomorfismo e metamorfosi” approfondisce la tendenza surrealista a preferire forme ambigue e organiche. È a questa predilezione che si deve la nascita di dipinti, sculture e rilievi ispirati all’acqua come pure a soggetti di anatomia, astronomia e botanica. Lavorando con stili diversi in un territorio ibrido tra l’arte figurativa e quella astratta, Jean (Hans) Arp e Yves Tanguy sviluppano un linguaggio, appunto, biomorfo. “Desiderio: musa e abuso” analizza il tema del desiderio che rappresenta per gli artisti e i poeti surrealisti un vasto territorio in cui sondare fantasie, paure e inibizioni inconsce. L’intento di liberare il desiderio attraverso l’arte è legato all’ascesa dei regimi totalitari e allo scoppio delle due guerre mondiali: è infatti in questo contesto che la libido si trasforma in una forza rivoluzionaria, in uno strumento di ribellione contro la censura politica e sociale.

Infine, l’ultima sezione “Il paesaggio onirico” evoca il potere inebriante e liberatorio dell’immaginazione e del sogno è un concetto chiave per i surrealisti. I loro paesaggi onirici evocano una sensazione di mistero, sfidando la nostra percezione della realtà attraverso l’accostamento di oggetti scollegati tra loro, spesso inseriti in paesaggi in cui tempo e spazio sono distorti. Come nei sogni, la memoria e lo spazio viaggiano su binari paralleli, permettendo alla realtà di mescolarsi con la fantasia. Nel Manifesto surrealista del 1924, André Breton afferma: «La combinazione di questi due stati, sogno e realtà, [genera] una Realtà Assoluta chiamata Surrealtà».




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