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Evento

11/7/2017

"Il secolo breve", l'eclettico mosaico del Novecento

Una collettiva alla Fondazione Matteucci di Viareggio ripercorre uno dei periodi più fecondi dell'arte italiana

Renato Guttuso, Nello studio, 1958, olio e collage su tela, 130x150cm
Renato Guttuso, Nello studio, 1958, olio e collage su tela, 130x150cm

La Fondazione Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio (Lucca) propone, dal 7 luglio al 5 novembre, la collettiva “Il secolo breve. Tessere di '900” curata da Susanna Ragionieri e che nel titolo richiama l’omonimo celebre saggio pubblicato nel 1994 da Eric Hobsbawm. In esposizione una cinquantina di opere provenienti in gran parte da collezioni private che raccontano il secolo trascorso, come fossero tessere di un mosaico che ricompone un periodo artistico tra i più fecondi dell’arte italiana.

Nel percorso espositivo le nature morte di Thayat, Giacomo Balla, Gino Severini e Filippo De Pisis emergono per il sentimento di classicità di cui sono pervase, mentre le figure di Spadini e Campigli si contrappongono, pur nella comune impronta parigina, per l’evocazione di un passato colto e dal cuore antico. Il paesaggio, infine, si offre nei volti più variegati attraverso le visioni di Ottone Rosai, Llewelyn Lloyd, Guidi e Renato Paresce. In questo caleidoscopico panorama, ogni artista – ai già citati si aggiungono Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Lorenzo Viani e Giorgio de Chirico – contribuisce a dar vita a quel secolo che prelude alla modernità.

Eric Hobsbawm condensa il Novecento in tre periodi, non esitando a indicare il primo, compreso tra il 1914 e il ’45, come quello della “catastrofe” per le ferite sociali e le crisi economiche sofferte dall’Europa durante i due conflitti mondiali. Se, però, si sposta l’analisi all’ambito artistico, la visione non è di un tramonto bensì di un’aurora. Tornando al 1909, all’alba di quello che è stato definito anche “il secolo delle speranze deluse”, quando Marinetti pubblica su «Le Figaro» il Manifesto del Futurismo, la pittura italiana, lasciatasi alle spalle la lezione degli Impressionisti e di Cézanne, si apre a uno dei momenti più felici, cambiando radicalmente volto.

Proprio nel ventennio seguente, a partire dalle ultime frange divisioniste, le tendenze e le avanguardie impostesi sul realismo ottocentesco imprimeranno tracce tanto profonde e marcate da orientare gli sviluppi del dopoguerra: dall’Informale di Vedova e Capogrossi, allo Spazialismo di Fontana. Basta pensare alla trasformazione visiva scaturita dallo stesso Futurismo e dalla Metafisica, nonché al recupero della forma operato da Novecento, movimento che, riallacciandosi alla tradizione, ha elaborato una nuova idea figurativa in grado di dialogare con il presente.




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