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Evento

20/11/2017

"Impronte", l'opera grafica di Kounellis

In mostra a Roma, a Palazzo Poli, i cicli "Il Vangelo secondo Tommaso" e "Opus I", lavori scelti personalmente dall'artista recentemente scomparso

Jannis Kounellis, The Gospel According to Thomas, 2000, serigrafia; riproduzione fotografica: Antonio Idini
Jannis Kounellis, The Gospel According to Thomas, 2000, serigrafia; riproduzione fotografica: Antonio Idini

L'Istituto Centrale per la Grafica, nella Capitale, dal 15 novembre al 7 gennaio 2018 presenta nelle sale di Palazzo Poli, la mostra “Kounellis. Impronte”, dedicata all'opera grafica del maestro recentemente scomparso. L'artista, protagonista di un’arte che ha rivoluzionato il linguaggio pittorico a partire dagli anni Sessanta, aveva personalmente scelto le opere da esporre e si accingeva a seguirne l'allestimento quando è venuto a mancare il 16 febbraio scorso.

Sulla base delle scelte stilistiche esercitate dal maestro e per sua espressa volontà, l'Istituto, in accordo con l'Archivio Kounellis, espone nella rassegna a cura di Antonella Renzitti e Bruno Corà, l'ultimo lavoro grafico realizzato nel 2014 con la Stamperia d'Arte di Corrado e Gianluca Albicocco di Udine e due cicli di opere, The Gospel according to Thomas del 2000 e Opus I del 2005, entrambi realizzati a Jaffa con la stamperia israeliana Har-El Printers & Publisher.

Il ciclo delle dodici terragraph conosciuto come Il Vangelo secondo Tommaso costituisce una rivisitazione dell'artista del rapporto tra l’arte contemporanea e il Sacro e, come spiega Corà, «mostra un disegno di aspra elementarità ma di forza arcaica e linguisticamente primaria [...]. Disegno e scrittura, entrambi quasi sillabati, distinguono queste dodici opere dove Kounellis chiama in causa la divisione tra l'anima e il corpo, il rapporto tra uomo e universo, tra pesci e uccelli, alberi della conoscenza e pietre filosofali, costellazioni e oggetti degli uomini: la luce di una lampada a petrolio (da Guernica) e una casa volante come tensione all'ascensione nello spazio libero dello spirito. L'ultima tavola evoca i ventiquattro profeti d'Israele, umani propugnatori della virtù etica e morale».

Il lavoro del 2014 è un ciclo di dodici stampe al carborundum (polvere di ferro), di grande formato, con l'impronta del cappotto nero, «saio laico dell'uomo del '900», che perde ogni tipo di forma e costituisce una impronta «di memoria, indicazione di umanità». Il cappotto è fisicamente lì, non è rappresentato. L'impronta in resina lasciata sulla lastra essiccandosi ha trattenuto la polvere di ferro distribuita sopra: si è creata così una superficie ruvida in rilievo che trattiene l'inchiostro steso con il rullo e lo trasferisce, per mezzo del torchio, sul foglio di carta da incisione.

Opus I è un portfolio di 47 fotolitografie, una summa in grafica di quarant'anni di ricerca artistica; la rivendicazione dello spazio della drammaticità dentro l’arte; la cultura mediterranea radicata nel mito e nella tragedia che s'incarnano nella storia; le carboniere e il loro contenuto; il tema del viaggio, fatidico rimando a quello di Odisseo «non una crociera nel Mediterraneo, ma un viaggio in verticale, nel profondo, scaturito da una guerra scatenata dal possesso di una donna», affermò Kounellis in un'intervista.

Completa la mostra un catalogo, edito da Gli Ori, che contiene, oltre ai testi dei curatori, interventi di Federica Galloni, Maria Antonella Fusco, Roberto Budassi.




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