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Evento

12/2/2018

“L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio”, il tramonto del Rinascimento

Al Museo San Domenico di Forlì una mostra che ripercorre l'affascinante secolo dell'avvio della modernità

Daniele da Volterra, Il profeta Elia nel deserto, 1550 circa, olio su tela; collezione privata; courtesy: Galleria Benappi
Daniele da Volterra, Il profeta Elia nel deserto, 1550 circa, olio su tela; collezione privata; courtesy: Galleria Benappi

Il Museo San Domenico a Forlì presenta, dal 10 febbraio al 17 giugno, la mostra “L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio”, allestita presso la nuova sede espositiva della Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero. La rassegna documenta quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale: gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610), tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563), tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610) rappresentano l’avvio della modernità.

Ad essere protagonisti al San Domenico sono il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo. L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale, se da un lato produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre, dall’altro imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini. Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi, dal tentativo di dare vita a «un’arte senza tempo» di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci.

In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra e il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio: egli tenta una innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Daniele da Volterra, El Greco, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Guido Reni, Domenico Beccafumi, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, s’addipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova.





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