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Evento

9/3/2017

“L’emozione dei colori nell’arte”, percezioni e invenzioni

Una mostra in due sedi, al Castello di Rivoli e alla Gam di Torino, ripercorre la storia dell’uso del colore a partire dal Settecento, con un approccio aperto a diverse discipline e culture

Luigi Russolo, Profumo, 1910, olio su tela, 65,5x67,5cm; Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; collezione VAF - Stiftung
Luigi Russolo, Profumo, 1910, olio su tela, 65,5x67,5cm; Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; collezione VAF - Stiftung

Quattrocento opere di oltre 125 artisti internazionali datate dalla fine del Settecento ai giorni nostri e due sedi espositive – il Castello di Rivoli e la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (Gam) – per una grande mostra sul colore. “L’emozione dei colori nell’arte” è il titolo dell'esposizione, curata da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato ed Elif Kamisli con la consulenza scientifica di Vittorio Gallese e Michael Taussig, e in programma dal 14 marzo al 23 luglio.

La collettiva ripercorre la storia dell’uso del colore nell’arte moderna e contemporanea occidentale, ma anche in culture non occidentali, da svariati punti di vista: filosofico, biologico, antropologico, neuroscientifico. Un approccio all’insegna della complessità, lontano dalla nozione universalistica della percezione di alcune teorie. In particolare, la rassegna va oltre l’astrazione per proporre molteplici narrazioni che si ricollegano alla memoria, alla spiritualità, alla politica, alla psicologia e alla sinestesia.

Il percorso espositivo indaga i precedenti dell’arte astratta attraverso opere dei seguaci Hindu Tantra (XVIII secolo) e dei Teosofisti (XIX secolo), che utilizzavano le forme-colore come fonti per la meditazione e la trasmissione immateriale del pensiero; il punto di avvio nell’astrazione teosofica è legato alle ricerche di Annie Besant (1847-1933).

Vengono messe a confronto, inoltre, le teorie dei colori di Isaac Newton e Johann Wolfgang von Goethe: lo scienziato inglese scoprì che i colori che vediamo corrispondono a specifiche e oggettive onde elettromagnetiche non assorbite da materiali; lo scrittore tedesco sosteneva che i colori sono prodotti dalla mente e non oggettivi e scoprì il fenomeno, noto come Afterimage colors, per il quale l’occhio umano percepisce come immagine residua il colore complementare a un colore osservato con persistenza su una superficie bianca.

L’Ottocento, poi, vede il grande sviluppo della chimica e la scoperta dei colori sintetici derivati dal catrame di carbone; inizia, per proseguire nel Novecento, la standardizzazione industriale dei colori con i vari codici Ral e Pantone.

Le opere in mostra includono capolavori di Henri Matisse, Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Giacomo Balla, Edvard Munch, Luigi Russolo, Alexander Calder, Lucio Fontana, Giulio Turcato, Andy Warhol, Dan Flavin, Ellsworth Kelly, Katharina Fritsch, Gerhard Richter, Carlos Cruz-Diez, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Gustav Metzger. Tra i lavori più recenti quelli di Nicola De Maria, Damien Hirst, Etel Adnan, Olafur Eliasson, Camille Henrot, Heather Phillipson, Asli Çavuşoğlu, Lara Favaretto, Otobong Nkanga.

Prestigiose istituzioni museali hanno concesso i prestiti: Reina Sofia di Madrid, Mnam Centre Georges Pompidou di Parigi, Paul Klee Zentrum di Berna, Munchmuseet di Oslo, Stedelijk Museum di Amsterdam, Tate Britain di Londra, Dia Foundation di New York, Agnsw Art Gallery of New South Wales di Sydney.

Nel corso della rassegna il neuroscienziato Vittorio Gallese, scopritore, insieme a Giacomo Rizzolati, dei neuroni specchio, dirigerà, per la prima volta a livello mondiale, un laboratorio di studio neuroscientifico incentrato sull’esperienza del pubblico di fronte a opere d’arte.





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