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Evento

9/4/2018

"La fragilità della bellezza", capolavori restaurati

Nella Reggia di Venaria sono in mostra oltre 200 opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico recentemente sottoposte a restauri, in un percorso cronologico che abbraccia 40 secoli

Cy Twombly, Senza titolo o Roma (Il muro) [dopo del restauro], 1961, dipinto su tela con olio, acrilici, pastelli a cera, carboncino e graffito, 200x241cm; Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
Cy Twombly, Senza titolo o Roma (Il muro) [dopo del restauro], 1961, dipinto su tela con olio, acrilici, pastelli a cera, carboncino e graffito, 200x241cm; Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea

Dal 28 marzo al 16 settembre è aperta al pubblico la mostra "La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati" presso le Sale delle Arti della Reggia di Venaria Reale (Torino), nell’ambito della diciottesima edizione di “Restituzioni”, il programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico, curato e promosso da Intesa Sanpaolo. L’evento è realizzato sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.

L’esposizione presenta 80 nuclei di opere, per un totale di 212 manufatti restaurati nel biennio 2016-2017 che appartengono a 17 regioni italiane, Piemonte, Lombardia, Veneto,Emilia-Romagna, Marche, Liguria, Toscana, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Puglia, e per la prima volta, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata, Molise, Sardegna e si conta anche una presenza estera, proveniente da Dresda.

La mostra copre un arco cronologico di quasi 40 secoli, spaziando dall’antichità al contemporaneo fornendo così un ampio panorama del patrimonio artistico italiano, tra cui, gli affreschi della Tomba di Henib, dal Museo Egizio di Torino; la preziosa Testa di Basilea, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Anton Van Dyck, da Palazzo Reale di Genova; San Girolamo penitente di Tiziano, dalla Pinacoteca di Brera; San Daniele nella fossa dei leoni di Pietro da Cortona, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino a opere di Morandi, Burri e Twombly. Non mancano oggetti particolari come il Mantello Tupinambà, realizzato con penne e fibre di cotone, giunto tra XVI e XVII secolo in Italia dal Brasile, oggi conservato alla Pinacoteca Ambrosiana, o il seicentesco Clavicembalo dipinto, dal Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma.

Il percorso espositivo è organizzato secondo una logica cronologico-tematica che ha come focus la fragilità del patrimonio culturale e che si conclude significativamente con una sala dedicata alle opere danneggiate dal terremoto. In occasione della mostra sono previsti un ciclo di incontri divulgativi sul restauro e una serie di laboratori didattici a cura dei Servizi educativi della Venaria Reale e del Centro Conservazione e Restauro.




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