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3/10/2014

“La guerra che verrà non è la prima”, dal ’14-18 ai conflitti di oggi

Una mostra al Mart di Rovereto propone una riflessione su passato e presente attraverso opere d’arte e reperti bellici, capolavori delle avanguardie e sperimentazioni recenti

La mostra “La guerra che verrà non è la prima. Grande Guerra 1914-2014”, dal 4 ottobre al 20 settembre 2015 al Mart di Rovereto, costituisce la colonna portante di un progetto realizzato dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, in collaborazione con diverse istituzioni culturali, per celebrare il centenario della Prima Guerra Mondiale. Le tre sedi museali – quella principale e la Casa d’Arte Futurista Depero, situate a Rovereto, e la Galleria Civica di Trento – sono coinvolte nell’iniziativa, affiancata da un programma collaterale di convegni, incontri e altri appuntamenti.

L’obiettivo del Mart è proporre una riflessione che dalla storia passata si estenda all’attualità: l’evento bellico, tra i più drammatici e significativi della modernità, è il punto di partenza di un’indagine più ampia che attraversa la storia del XX secolo per arrivare ai conflitti dei nostri giorni. L’esposizione, il cui titolo è tratto da una celebre poesia di Bertolt Brecht, sviluppa il tema adottando molteplici punti di vista, in una composizione narrativa in cui l’arte si confronta con la storia, la politica e l’antropologia. Nell’allestimento ideato da Martí Guixé, l’arte entra in contatto con la quotidianità, i capolavori delle avanguardie dialogano con la propaganda; installazioni, disegni, incisioni, fotografie, dipinti, manifesti, cartoline, corrispondenze e diari d’epoca sono in relazione con sperimentazioni artistiche più recenti, installazioni sonore, narrazioni cinematografiche. Sono esposti, inoltre, molti reperti bellici, alcuni provenienti dal Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento, dal Museo Civico del Risorgimento di Bologna, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Archeologici della Provincia di Trento e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso – Collezione Salce. Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico ma è un intreccio di capitoli dedicati ad alcuni protagonisti del conflitto, i soldati, le donne, i bambini, le figure sociali di riferimento come i medici, gli intellettuali e gli artisti.

Tra le opere in mostra, insieme ai prestiti nazionali e internazionali di collezioni pubbliche e private, alcuni capolavori di Giacomo Balla, Anselmo Bucci, Fortunato Depero e Gino Severini delle raccolte del Mart. Numerose le opere di artisti che hanno vissuto la tragica esperienza della Grande Guerra, come Max Beckmann, Marc Chagall, Albin Egger-Lienz, Adolf Helmberger, Osvaldo Licini, Arturo Martini, Pietro Morando, Mario Sironi, Josef Sudek. Tra i registi Filippo Butera, Segundo de Chomón, Abel Gance.

Sono testimoniate le ricerche di molti artisti che hanno la guerra come tema ricorrente: Lida Abdul, Enrico Baj, Yael Bartana, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Pascal Convert, Gohar Dashti, Berlinde De Bruyeckere, Paola De Pietri, Harun Farocki, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Alfredo Jaar, William Kentridge, Mateo Maté, Adi Nes, Orlan, Sophie Ristelhueber, Thomas Ruff, Anri Sala, Artur Zmijewski.

Vengono presentate, inoltre, opere inedite o mai esposte in Italia come la monumentale video installazione di Smadar Dreyfus Mother’s Day, in cui si incontrano le voci di madri e figli della comunità drusa, divisa tra territori siriani e israeliani; la serie completa delle quindici xilografie di Sandow Birk sulla guerra in Iraq; l’installazione In Flanders Fields di Berlinde de Bruyckere, per la prima volta accanto alle fotografie storiche dell’archivio In Flanders Fields Museum di Yepres (Belgio) che l’hanno ispirata; la serie House beautiful bringing the war home di Martha Rosler, riflessione sul rapporto fra guerra e media; l’installazione fotografica Atlantic Wall di Magdalena Jetevola sui bunker della Seconda Guerra Mondiale, ispirata ai testi del filosofo francese Paul Virilio; l’installazione Picnic o il buon soldato di Fabio Mauri, una sorta di natura morta realizzata con reperti originali e di uso comune del periodo bellico; un progetto fotografico in residenza di Paolo Ventura ispirato alle opere di Fortunato Depero, di cui viene presentato, per la prima volta dopo il recente restauro, Guerra-festa, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Adi Nes, Untitled (dalla serie "Soldiers"), 1999; courtesy: Adi Nes - Galleria Praz-Delavallade, Paris
Adi Nes, Untitled (dalla serie "Soldiers"), 1999; courtesy: Adi Nes - Galleria Praz-Delavallade, Paris

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