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15/3/2018

“Le futuriste”, una storia controversa

In mostra al Man di Nuoro più di cento opere di artiste che tra gli anni Dieci e Quaranta del Novecento parteciparono al movimento d’avanguardia

Il Futurismo e le donne è il tema di una mostra allestita al Man - Museo d’Arte della Provincia di Nuoro dal 9 marzo al 10 giugno: “L’elica e la luce. Le futuriste. 1912_1944”, a cura di Chiara Gatti e Raffaella Resch.

Il ruolo femminile nel movimento d’avanguardia italiano è ancora materia di studio e argomento controverso; il Manifesto del futurismo (1909), infatti, era programmaticamente misogino: «Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna». Tuttavia, dagli anni Dieci ai Quaranta, diverse donne hanno contribuito al movimento, firmandone i manifesti, realizzando opere e partecipando alle collettive.

La rassegna espone più di cento lavori tra dipinti, sculture, disegni, tessuti, maquette teatrali e oggetti d’arte applicata. A completare l’allestimento un ampio apparato documentario, prime edizioni di testi, lettere autografe, fotografie d’epoca, manifesti originali, studi, bozzetti. Il percorso espositivo è articolato per macro-temi: il corpo e la danza, il volo e la velocità, il paesaggio e l’astrazione, le forme e le parole.

Le protagoniste sono figure indipendenti, artiste e intellettuali di primo piano nella ricerca estetica. Di ognuna è raccontata la biografia umana e artistica. Spiccano i nomi di Valentine de Saint-Point, che nel 1912 pubblicò il Manifeste de la femme futuriste, e di artiste totali come Benedetta, la più conosciuta, o Marisa Mori e Adele Gloria. Emergono anche le collaboratrici della rivista «L’Italia futurista», artiste rimaste nell’ombra come Brunas o cancellate delle guerre come Alma Fidora (la cui biblioteca e l’archivio di documenti sono andati distrutti sotto i bombardamenti).

Adriana Bisi Fabbri, I sette peccati capitali, 1914, olio su tela, 117x180cm; collezione privata
Adriana Bisi Fabbri, I sette peccati capitali, 1914, olio su tela, 117x180cm; collezione privata


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