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Evento

6/9/2017

"Passioni visive", Marino Marini ritrattista-scultore

A Pistoia, a Palazzo Fabroni, un'ampia retrospettiva dedicata all'artista, evento di punta della programmazione annuale della città toscana, Capitale italiana della cultura 2017

Marino Marini nel suo studio
Marino Marini nel suo studio

“Marino Marini. Passioni visive” è la prima retrospettiva che la Fondazione Marino Marini propone a Palazzo Fabroni, dal 16 settembre al 7 gennaio 2018, con la cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, e che si presenta come uno dei momenti di punta delle celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. La rassegna è organizzata dalla Fondazione Marino Marini, Pistoia, e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia, e dopo la tappa toscana si trasferirà alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 27 gennaio al 1º maggio 2018.

Dieci sono le sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica dello scultore, tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei. Nella prima i suoi busti degli esordi sono affiancati a canopi etruschi e a busti rinascimentali; mentre il Popolo, la terracotta del 1929 che fu un passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misura con una testa greco-arcaica da Selinunte e con un coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell’Ersilia, è messa a confronto con sculture etrusche e antico-italiche.

Verso la metà degli anni Trenta Marini si concentra sul soggetto del nudo maschile e ne trae una serie di lavori destinati a lasciare un segno nella scultura europea, come evidenzia il raffronto con opere capitali del medesimo tema di Arturo Martini e Giacomo Manzù. Negli stessi anni, Marini reinventa il significato stesso del ritratto scultoreo, attingendo ai modelli del passato, specialmente all’arte egizia, da cui desume la lezione di una volumetria pura, intrinsecamente monumentale. La mostra si sofferma quindi sui celebri primi grandi Cavalieri dei secondi anni Trenta.

Le Pomone e i nudi femminili, che lo scultore realizza partendo da una originale e misurata rielaborazione del classicismo post-rodiniano, si confrontano in mostra con i nudi di Ernesto De Fiori e di Aristide Maillol. Quando, verso il 1940, mentre quasi tutti gli altri scultori italiani ed europei sembrano voler abbandonare la lezione di Rodin, Marino Marini la rivisita per dare inizio a una nuova stagione di ricerca che lo porterà, nel dopoguerra, a misurarsi con l’esistenzializzazione della forma di Germaine Richier.

La ricerca postbellica riporta l’artista a indagare, in forme più astratte, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala saranno raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo, opere contese dal maggiore collezionismo internazionale, e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano dello scultore nel canone della scultura contemporanea di figura. In una sala i Cavalieri post 1945 di Marino Marini sono messi a confronto con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina. Nel dopoguerra Marini inventa una nuova lingua per la resa espressiva del volto umano: questa lingua, che guarda alla scomposizione cubista e, insieme, alla deformazione espressionista, farà di lui il più grande ritrattista-scultore del secolo. Chiudono la mostra i piccoli e grandi Guerrieri e le Figure coricate degli anni Cinquanta e Sessanta: sarà visualizzato, in questo snodo, l’inatteso confronto con l’antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e, insieme, con le soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso e di Henry Moore.

Alla mostra si aggiunge un'iniziativa del Museo Marino Marini, che propone un pacchetto di itinerari turistici inediti a cura di Maria Teresa Tosi, con l'obiettivo di far conoscere l’artista da angolazioni diverse e nel contesto della sua città.





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