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20/6/2018

“Per sogni e per chimere”, Puccini e l’arte

Alla Fondazione Ragghianti di Lucca una mostra che approfondisce i rapporti tra il compositore e la pittura e scultura tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento

La mostra “‘Per sogni e per chimere’. Giacomo Puccini e le arti visive”, allestita dal 18 maggio al 23 settembre alla Fondazione Ragghianti di Lucca, a cura di Fabio Benzi, Paolo Bolpagni, Maria Flora Giubilei e Umberto Sereni, approfondisce l’influenza esercitata dal compositore sulle arti visive in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. L’esposizione è stata realizzata dalla Fondazione Ragghianti in collaborazione con la Fondazione Giacomo Puccini, il Centro studi Giacomo Puccini e la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca, dei Comuni di Lucca, Viareggio, Massarosa e Pescaglia, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il percorso espositivo comprende innanzitutto un nucleo di dipinti e sculture ispirati sia a Puccini che ai personaggi dei suoi melodrammi; del nucleo fanno parte alcuni ritratti del musicista realizzati da Giovanni Boldini, Giacomo Grosso, Lino Selvatico, Edoardo Gelli, Leonetto Cappiello, Arturo Rietti, Paolo Troubetzkoy.

Un secondo nucleo è dedicato agli artisti con cui Puccini fu in contatto durante il suo soggiorno milanese negli anni Ottanta dell’Ottocento: i naturalisti Pompeo Mariani e Vespasiano Bignami; gli scapigliati Tranquillo Cremona ed Eugenio Gignous e i tardo-scapigliati Luigi Conconi e Roberto Fontana.

Sono presenti, inoltre, testimonianze di pittori e scultori attratti dalla personalità di Puccini, alcuni dei quali lavorarono nelle sue dimore in Versilia: Galileo Chini, Plinio Nomellini, Luigi De Servi, Antonio Discovolo, Guglielmo Amedeo Lori, Edoardo De Albertis, Lina Rosso, Lionello Balestrieri, Libero Andreotti.

Spiccano i pittori toscani raccolti intorno al Club La Bohème di Torre del Lago: Ferruccio Pagni, i fratelli Angiolo e Lodovico Tommasi, Francesco Fanelli. Si ammirano, inoltre, artisti che il maestro apprezzava e di cui collezionava le opere, o che contribuirono a determinare, come Gaetano Previati, il suo gusto estetico.

Infine una sezione raccoglie fotografie di Mario Nunes Vais, Emilio Sommariva, Attilio Badodi e Giovanni Artico; manifesti di Adolfo Hohenstein e Leopoldo Metlicovitz; bozzetti scenografici e di costumi.

Complessivamente sono esposte oltre 120 opere, alcune delle quali inedite, provenienti dai più importanti musei e teatri italiani e da collezioni private, in un allestimento della scenografa Margherita Palli.

Galileo Chini, Inverno (dal ciclo "Quattro stagioni realizzato per il Caffè Paszkowski di Firenze"), 1907, tempera, olio e pastello su lastra cementizia, 144x114cm; collezione privata; foto: Giusti
Galileo Chini, Inverno (dal ciclo "Quattro stagioni realizzato per il Caffè Paszkowski di Firenze"), 1907, tempera, olio e pastello su lastra cementizia, 144x114cm; collezione privata; foto: Giusti


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