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Evento

24/2/2015

“Questa è guerra!”, cento anni di fotografia

Dai grandi reportage agli scatti amatoriali: una mostra a Padova documenta come è cambiata la rappresentazione del conflitto

Gabriele Basilico, Beirut, 1991
Gabriele Basilico, Beirut, 1991

L’invenzione della fotografia ha cambiato radicalmente la rappresentazione della guerra. La mostra “Questa è guerra! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia”, dal 28 febbraio al 31 maggio a Padova, nel Palazzo del Monte di Pietà, curata da Walter Guadagnini e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, racconta questo cambiamento.

Sono state selezionate 120 immagini, tra le più emblematiche dei numerosi eventi bellici dell’ultimo secolo: la Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, i conflitti in Algeria, Vietnam, ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Congo, Libia, Palestina, Sudan. Una delle caratteristiche dell’esposizione è l'avvicinamento tra le foto degli amatori, dei protagonisti e dei grandi fotoreporter: agli scatti dei leggendari reportage di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Jones Griffiths si affiancano quelli di cittadini-reporter. Alle immagini, in un pecorso multimediale, si accompagnano, inoltre, giornali d’epoca e documentari.

L’itinerario di visita procede cronologicamente, dalla Prima Guerra Mondiale ai recenti focolai in Ucraina. Tra le importanti innovazioni tecnologiche sperimentate nella Grande Guerra c’è la fotografia aerea; per la prima volta, inoltre, le macchine fotografiche sono nelle mani dei soldati, che inviano a casa i loro scatti. Le immagini esposte provengono dal Museo della Terza Armata di Padova. Particolarmente interessante il nucleo di 20 fotografie scattate dalla principessa Anna Maria Borghese, membro della Croce Rossa al fronte.

Alla Guerra Civile Spagnola, anch’essa narrata in prima persona dai combattenti, e seguita dai giornali come non era mai successo prima, risale una delle foto più celebri della storia della fotografia, il Miliziano caduto di Robert Capa, accostata a un'altra immagine celeberrima, quella scattata da Gerda Taro, compagna di Capa, a una miliziana che esercita a sparare.

La Seconda Guerra Mondiale è narrata da giganti della fotografia del Novecento: Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith e Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt, Eugeny Chaldey. Sono state privilegiate le immagini che raccontano le conseguenze della guerra sulle popolazioni: ad esempio, quelle di Sander che mostrano Colonia prima e dopo i bombardamenti; quelle di Haas che documentano il rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine; quelle di Cartier-Bresson sui campi profughi.

Per quanto riguarda la guerra d’Algeria spiccano i ritratti di donne di Marc Garanger. Sul conflitto in Vietnam, l’ultimo prima che la televisione prendesse il sopravvento sulla fotografia, sono messi a confronto tre sguardi diversi: quelli di Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths.

Si ammirano, poi, gli scatti di Gabriele Basilico in una Beirut martoriata; quelli dai colori allucinati di Richard Mosse in Congo; le concettuali immagini israeliane di Taysir Batnjj e, in conclusione, il lavoro su Boris Mikhailov in Ucraina e il progetto, creato appositamente per la mostra, di Adam Broomberg & Oliver Chanarin.





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