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Evento

4/5/2017

“Rinascimento segreto”, da Piero della Francesca a Pontormo

Nelle Marche una mostra in tre sedi, curata da Sgarbi, con ottanta opere di proprietà di fondazioni bancarie e collezioni private: a Urbino sono rappresentate tutte le scuole italiane, Pesaro ospita una sezione veneziana, a Fano sono esposte le sculture

Giacomo di Nicola da Recanati, Crocifissione
Giacomo di Nicola da Recanati, Crocifissione

Dal 13 aprile al 1° ottobre nelle tre sedi espositive di Palazzo Ducale, Sale del Castellare, a Urbino; Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti, a Fano, e Palazzo Mosca, Musei Civici, a Pesaro, viene allestito il progetto “Rinascimento segreto” a cura di Vittorio Sgarbi. La mostra, con coordinamento scientifico di Pietro Di Natale, è promossa dai Comuni di Urbino, di Pesaro e di Fano, con la produzione di Sistema Museo.

In esposizione oltre ottanta opere, tra dipinti e sculture, disegni e oggetti d’arte dall’inizio del Quattrocento alla metà del Cinquecento, di proprietà di fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio artistico quasi sconosciuto e al contempo creare un dialogo con le opere rinascimentali presenti sul territorio. Come spiega Sgarbi: «Rinascimento segreto è una mostra difficile. C’è una complessità di ricerca sia delle opere che degli autori che rende questa mostra di livello sofisticato. Accanto a Raffaello e Perugino, si possono ammirare tanti artisti che ancora si muovono nell’anonimato, conquiste della ricerca critica recente o artisti pur conclamati ma ancora oggetto di studio. Tutte le scuole del Rinascimento italiano sono raccolte nella mostra di Urbino, il settore veneziano è ospitato a Pesaro, connesso alla grande Pala del Bellini. Nella sezione di Fano, con riferimento alla grande tradizione romana, si mostrano le sculture, che raccontano meglio il collegamento con l'arte plastica del mondo antico, insieme a ceramiche ed oreficeria. Questo Rinascimento segreto, nel suo percorso d’insieme, diventa così per il visitatore un Rinascimento rivelato».

Non c'è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l'arte, momento più fervido d'invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo. Tra 1470 e 1475 la creatività dei pittori e degli scultori raggiunge vette inattingibili fino alla metà del Cinquecento: sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, di Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, di Tiziano, di Correggio, di Parmigianino.

Tra i simboli della cultura umanistica, spicca la Città ideale nella Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino, città che divenne per merito dell’intelligenza di Federico da Montefeltro una delle interpretazioni più raffinate e feconde del Rinascimento. Convocando decoratori, artisti e architetti all’avanguardia come Piero della Francesca o Leon Battista Alberti, il principe rinnovò in maniera radicale il contesto culturale e urbano di Urbino, che, all’inizio del Cinquecento. Cuore pulsante dell’edificio progettato Francesco Laurana e completato da Francesco di Giorgio Martini è il piano nobile, dove si trova lo Studiolo di Federico, le cui pareti sono rivestite tarsie lignee realizzate da Giuliano e Benedetto da Milano. Nella parte più alta dello studiolo si incontrano i ritratti degli Uomini Illustri attribuiti al fiammingo Giusto di Gand e allo spagnolo Pedro Berruguete. Negli altri ambienti del piano nobile si trovano le opere più antiche della Galleria Nazionale delle Marche, tra cui la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca e La Muta di Raffaello.

A Pesaro, via mare, su una delle imbarcazioni che collegavano Venezia ai porti dell'Adriatico, giunge intorno al 1475 la pala dipinta per la chiesa di San Francesco da Giovanni Bellini, il massimo pittore veneziano del Quattrocento che avviò un fervido dialogo con Andrea Mantegna. Il confronto con Antonello da Messina, documentato in laguna intorno al 1475, suggerì a Bellini una compiuta monumentalità prospettica e una suprema sintesi tra i valori di luce e colore di ascendenza pierfrancescana, che di fatto inaugurò un nuovo corso della pittura veneta, traghettandola verso il moderno. Ne è documento fondamentale la Pala di Pesaro uno dei capolavori del Rinascimento italiano.

A Fano la svolta è favorita da Sigismondo Malatesta: emblematica è la Tomba di Pandolfo III, già pienamente rinascimentale. Ai Malatesta Fano deve anche l’ampliamento della cinta muraria, il ripristino di porte e bastioni e la costruzione dell’imponente Rocca Malatestiana col relativo mastio. Un secolo più tardi, con un nuovo grande bastione, anche Antonio e Luca da Sangallo avrebbero offerto il loro contributo di tecnici espertissimi al rafforzamento difensivo della città. Sul finire del secolo XV e nei primi anni di quello successivo aveva trionfato intanto il nuovo stile urbinate: nella Casa degli Arnolfi dalle belle finestre di gusto lauranesco, nell’Arco Borgia Cybo e, soprattutto, nella chiesa di San Michele.




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