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Evento

31/3/2014

“Seduzione etrusca”, la grande stagione di Cortona

La città toscana, tra le tappe del Grand Tour, celebra con una mostra le scoperte archeologiche del Settecento e il contributo anglosassone alla nascita della moderna etruscologia

Giuseppe Bartolomeo Chiari, Composizione allegorica, XVIII secolo, disegno, Norfolk, Holkham Hall
Giuseppe Bartolomeo Chiari, Composizione allegorica, XVIII secolo, disegno, Norfolk, Holkham Hall

La mostra “Seduzione etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum”, allestita dal 22 marzo al 30 settembre al Maec – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Arezzo), racconta il contributo anglosassone alla riscoperta del popolo etrusco, nella più ampia cornice dell’attrazione per la Toscana.

Cortona fu un importante centro etrusco, sede di una ristretta aristocrazia, come testimoniano le imponenti tombe a tumulo; fu anche una perla dell’Umanesimo e del Rinascimento, patria di pittori del calibro di Luca Signorelli e Pietro Berrettini, detto “il Cortona”. Nel 1727 nella città, ad opera dei fratelli Marcello, Filippo e Ridolfino Venuti, fu fondata l’Accademia Etrusca, la prima istituzione scientifica europea a occuparsi dello studio e della riscoperta di questo popolo, e fu istituito anche il Museo (la cui denominazione attuale risale al 2005). Proprio le scoperte archeologiche in campo etrusco contribuirono ad accrescere il prestigio culturale di Cortona, che nel Settecento fu tra le tappe del Grand Tour, il viaggio di formazione delle élite europee alla ricerca delle radici della civiltà occidentale.

Il percorso espositivo – allestito non solo nelle sale destinate alle mostre temporanee, ma anche in quelle che ospitano la collezione permanente – parte da Thomas Coke, aristocratico britannico che al termine della sua esperienza educativa in Italia decise di finanziare nel 1726 la pubblicazione dell’opera dell’erudito scozzese Thomas Dempster De Etruria Regali, un “manuale di etruscologia” ante litteram risalente al secolo precedente, di cui sono stati recentemente ritrovati disegni preparatori e lastre in rame utilizzate per la stampa. L’edizione del volume, realizzata insieme al lucumone perpetuo dell’Accademia Etrusca Filippo Buonarroti, fu la premessa per una stagione di grandi studi e ricerche che portarono alla nascita della moderna disciplina etruscologica. Il manoscritto originale, acquistato a Firenze, è custodito a Holkham Hall, la country house nello stile del Palladianesimo fatta costruire da Coke a Norkolf, da cui provengono una cinquantina di importati reperti concessi in prestito per l’occasione, affiancati ad altri di musei italiani e internazionali.

Sul Grand Tour di Coke, a Firenze, Pisa e Roma, sono esposti, ritratti di famiglia, taccuini di viaggio, modelli architettonici, due storici globi del Moroncelli, guide turistiche settecentesche di Roma e Firenze, disegni dall’antico, manoscritti relativi alle Storie di Tito Livio e quadri con scene tratte dalla stessa opera o dall’Eneide di Virgilio, vedute di monumenti e paesaggi italiani idealizzati. Centrale il manoscritto del De Etruria Regali, affiancato da oggetti provenienti da Casa Buonarroti, da edizioni stampate e da una campionatura di lastre in rame incise per la stampa delle illustrazioni.

Il libro apre la grande stagione della seduzione etrusca testimoniata nella seconda sezione della mostra da oltre cinquanta spettacolari reperti – ceramiche, gioielli, sculture, bassorilievi, bronzi, oltre a disegni e manufatti ottocenteschidel British Museum di Londra, ordinati secondo la provenienza: Prato, il lago degli idoli del Falterona, Arezzo, Lucignano, Cortona, Sarteano, Chiusi, Perugia, Orvieto, Bolsena e Vulci. I materiali del British dialogano – uno dei tratti distintivi della mostra – con la raccolta museale cortonese, i cui pezzi sono rimasti, nella maggior parte dei casi, al loro posto.




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