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Evento

12/7/2018

"Sulla scena dell'arte", Matisse dai costumi teatrali ai tableau vivant

Una rassegna al Forte di Bard racconta il rapporto dell''artista francese con il teatro e la moda, passando per il decorativismo orientaleggiante e i "papiers découpés"

Henri Matisse, Jazz - Cauchemar Clean, 1947, stampa su stencil incollato su carta, 42,5x32,8cm
Henri Matisse, Jazz - Cauchemar Clean, 1947, stampa su stencil incollato su carta, 42,5x32,8cm

L’esposizione “Henri Matisse. Sulla scena dell’arte” è un focus su una tematica centrale per l’artista, ovvero il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia. La rassegna è allestita dal 7 luglio al 14 ottobre al Forte di Bard (Aosta), e presenta oltre 90 opere realizzate in un arco temporale di 35 anni, dal 1919 fino alla morte, avvenuta nel 1954. Si tratta principalmente della cosiddetta période Niçoise: Matisse, infatti, nel 1917 scelse Nizza come luogo principale della sua creazione artistica.

Il percorso espositivo, curato da Markus Müller, è suddiviso in quattro grandi sezioni: “Costumi di scena”, “Matisse e le sue modelle”, “Le odalische”, “Jazz”. Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e le sue modelle, mentre l’esposizione di oggetti, collezionati dall’artista testimonia l’interesse per il decorativismo orientaleggiante. Negli anni Quaranta, infine, sviluppa la tecnica dei papiers découpés, di cui le opere della serie “Jazz” sono la testimonianza più importante.

Le opere – tra tele, disegni e opere grafiche – provengono dal Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster che possiede nella sua collezione permanente anche la più ampia raccolta di opere di Matisse in Germania. Inoltre, figurano tra i prestatori, gli stessi eredi di Matisse, il Musée Matisse di Nizza, il Musée Matisse di Le Cateau-Cambrésis, città natale di Matisse, i Ballets di Monte-Carlo e la Collection Lambert di Avignone.

Nel 1919 Matisse riceve la commissione per i costumi e le scenografie del balletto “Il canto dell’usignolo” e si trova a realizzare apparati scenografici, ovvero una sorta di “pittura in movimento”. Il suo più grande antagonista, Pablo Picasso, nel 1917, aveva già dipinto con gran successo le scene per “Parade”. Anche forse per spirito di emulazione, Matisse accetta questo incarico in cui dimostra di aver assimilato anche l’influsso dell’arte orientale; nel 1939 l’artista rinnova questa esperienza, preparando le scenografie del balletto Rouge et noir. Al di là dell’aspetto ornamentale ed esotico, l’interesse per il teatro diventa centrale nella sua estetica: si pone di fronte alla creazione pittorica come un regista o un drammaturgo, come accade durante la preparazione della decorazione della Chapelle du Rosaire a Vence, che realizza come se fosse «un decoro di scena».

Matisse si interessa alla all’Haute Couture e per le sue opere ha bisogno della presenza fisica di un modello con cui instaura una forte interazione: parla delle sue modelle come “attrici” della sua arte e afferma «I miei modelli, esseri umani, non sono mai solo un elemento secondario in un ambiente. Sono il tema principale del mio lavoro. Dipendo interamente dal mio modello». Una selezione di opere illustra il rapporto tra l’artista e i suoi modelli, con particolare attenzione alla sua assistente Lydia Delectorskaya, che ricoprirà un ruolo centrale per l’artista.

E ancora, centrale per lui è il tema delle odalische frutto del suo interesse per il decorativismo di stampo arabeggiante e orientalista. Questo tema, rappresenta per l’artista la sintesi ideale tra la rappresentazione della donna e il proliferare dell’ornamento vegetale o geometrico. Nel biennio 1912-1913 Matisse aveva viaggiato molto, soprattutto in Algeria e in Marocco, fedele al concetto romantico dell’artista viaggiatore, sulle orme di Ingres e Delacroix: da quei viaggi nascono le sue collezioni di oggetti di cui viene esposta una selezione.

All’inizio degli anni Quaranta, l’artista francese sviluppa una tecnica particolare denominata papiers découpés, carte ritagliate, sintesi perfetta, tra colore e precisione della linea. Il suo capolavoro di questo periodo è indubbiamente “Jazz”, una serie di 40 opere realizzate con questa tecnica. Come un musicista jazz, ha creato una sorta di “tema con variazioni”: il circo e i suoi attori, la mitologia e le memorie dei suoi viaggi. Lo stile di queste opere in colori dissonanti ha ispirato, ad esempio artisti come Andy Warhol e la Pop Art americana.




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