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13/10/2015

“Symbola”, antichi riti sacri e profani

In mostra a Roma, allo Stadio di Domiziano, oltre 200 reperti archeologici inediti, in gran parte recuperati dalla Guardia di Finanza, come il corpus proveniente dal sito laziale di Pantanacci: un percorso tra i simboli delle tradizioni funerarie, politico-sociali e magico-religiose, con una sezione sull’alimentazione

Lo Stadio di Domiziano, a Roma, ospita, dal 16 ottobre al 15 aprile 2016, la mostra “Symbola. Il potere dei simboli. Recuperi archeologici della Guardia di Finanza”, che esplora il tema della simbologia nell’antichità dal punto di vista delle tradizioni funerarie, politico-sociali e magico-religiose. Promossa dall’associazione culturale Vicus Italicus e organizzata dallo Stadio di Domiziano in collaborazione con il Nucleo Polizia Tributaria Roma, l’esposizione presenta oltre 200 reperti inediti, la maggior parte dei quali recuperati dalle Fiamme Gialle. Tra questi, un corpus di materiale fittile proveniente dalla stipe votiva di Pantanacci, nell’agro del Comune di Lanuvio, dove la Gdf nel 2012 individuò un sito fino ad allora sconosciuto ai mappali della Soprintendenza per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale. Patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla Provincia di Roma, da Roma Capitale, dall’Expo Milano 2015 e sostenuta dalla Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni, da Federalberghi Lazio e dal Lions Club Roma - San Paolo, la rassegna ha tra i suoi obiettivi quello di far conoscere al vasto pubblico l’attività della Guardia di Finanza a salvaguardia del patrimonio storico, artistico e archeologico del Paese, che data dal 1916: un secolo di impegno nella prevenzione e repressione dei reati contro i beni culturali.

L’itinerario espositivo è articolato in quattro sezioni. La prima è dedicata al mondo magico-religioso, raccontato attraverso gli ex voto provenienti dalla stipe di Pantanacci, alcune statuine egizie legate al culto orientale e altre di Eracle e Mercurio. Tra le opere più singolari, sono presenti dei frammenti di tufo di una grande scultura pertinenti alla figura del serpente sacro, e un tintinnabulum conformato a fallo, che presenta lateralmente due ali e una mano sinistra, la quale – secondo i romani – aveva il potere di esorcizzare le paure e tenere lontano il malocchio.

Politica e società sono il tema della seconda sezione, che è stata suddivisa in tre diversi ambiti: “L’uomo e il guerriero”; “La donna e la madre”; “Le monete”. Tra i diversi reperti esposti figurano cinturoni, punte di lancia e uno straordinario elmo apulo-corinzio in bronzo del IV secolo a.C., con paragnatidi decorate artisticamente. E ancora, manufatti ceramici legati alla toeletta femminile, ponderali in bronzo, statue, busti e teste ritratto provenienti da siti sepolcrali. Da segnalare – tra le monete – quella con l’effigie di Alessandro Magno da un lato e Zeus dall’altro, e alcune altre decorate con simboli parlanti. In mostra anche degli aes rude, una tipologia pre-monetale romana costituita da pezzi irregolari di bronzo, risalenti al V secolo a.C.

Segue la terza sezione, sul mondo funerario, che propone crateri, anfore e una straordinaria rassegna di vasi di ogni foggia e ambito, legati al banchetto funebre, con lucerne, alari, unguentari e gioielli in pasta vitrea. Di estrema rilevanza, alcune iscrizioni funerarie risalenti al periodo Repubblicano e del Medio Impero, un ossario del II secolo d.C. in marmo, una serie di rari dischi da corazza del V secolo a.C., di produzione abruzzese, che venivano posti sul corpo del defunto come elemento decorativo, e un’antefissa etrusca risalente al V-IV secolo a.C., che presenta – all’interno – il ritratto realistico del defunto, proveniente presumibilmente dalla necropoli di Norchia, di cui esistono altri due esemplari conservati al Museo Archeologico di Firenze.

Chiude il percorso una sezione speciale sull’alimentazione, con oggetti legati alla pratica del simposio, con vasi e piatti di produzione attica con decorazioni ipnotiche, alari per la preparazione e la cottura delle carni, vasi in bronzo, olle in vetro soffiato e un suggestivo “servizio” per il pesce, di produzione apula del IV-III secolo a.C.

Piatto laconico a figure nere, 550-530 a.C., officine della Laconia
Piatto laconico a figure nere, 550-530 a.C., officine della Laconia


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