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29/8/2018

"Tintoretto 500", l'arte visionaria di Jacopo Robusti

Tre mostre, due a Venezia e una a Washington, celebrano l'artista rinascimentale a cinque secoli dalla nascita. In laguna, inoltre, molti gli eventi, tra convegni ed esposizioni, che contribuiscono a ricordare la complessità della sua opera

Il progetto espositivo "Tintoretto 500", nell’ambito delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla nascita del maestro rinascimentale, propone, dal 7 settembre al 6 gennaio 2019, le rassegne veneziane “Tintoretto 1519-1594” a Palazzo Ducale e “Il Giovane Tintoretto” alle Gallerie dell’Accademia. Dal 10 marzo al 7 luglio 2019 sarà poi la National Gallery of Art di Washington a proporre “Tintoretto artist of Renaissance Venice”, portando per la prima volta negli Stati Uniti la sua arte nella sua complessità.

Sono tante le Istituzioni che in laguna celebrano Jacopo Robusti con iniziative espositive, editoriali e convegnistiche: tra queste, in particolare, la Scuola Grande di San Rocco, uno dei siti cardine dell’attività dell’artista, e la Curia Patriarcale, con le molte chiese che ancora oggi conservano le sue preziose opere, molte delle quali restaurate da Save Venice Inc.

La mostra di Palazzo Ducale così come quella di Washington, è curata da Robert Echols e Frederick Ilchman, in collaborazione con esperti dell’arte rinascimentale veneziana, che hanno contribuito al catalogo delle due mostre, edito da Marsilio: Stefania Mason, Roland Krischel, Susannah Rutherglen, Mattia Biffis, Peter Humfrey, Lorenzo Buonanno, Michiaki Koshikawa, Miguel Falomir, Maria Agnese Chiari Moretto e Giorgio Tagliaferro.

Con 50 dipinti e 20 disegni autografi di Tintoretto, unitamente ai cicli realizzati per il palazzo dogale tra il 1564 e il 1592, l’esposizione permette di riscoprire pienamente la sua pittura visionaria: narratore, abile regista di azioni dipinte, colorista sofisticato, Tintoretto sa interpretare tutti i diversi generi affrontati, da quelli religiosi, ai grandi dipinti di storia, dalla ritrattistica ai temi profani e mitologici, che la mostra propone grazie ai prestiti da importanti musei di tutto il mondo. Dai musei di Londra – come la National Gallery da cui arriva anche L’origine della Via Lattea (1575), la Royal Collection, il Victoria and Albert Museum, la Courtauld Gallery – ma anche da Parigi, Gent, Lione, Dresda, Otterlo, Praga, Rotterdam. Dal Prado di Madrid giungono a Venezia cinque opere, comprese Giuseppe e la moglie di Putifarre (1555 circa), Giuditta e Oloferne (1552-1555) e Il ratto di Elena (1578). Susanna e i vecchioni del 1577, giunge dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e, grazie agli Staatliche Museen di Berlino, è presente in mostra il Ritratto di Giovanni Mocenigo (1580).

Emblematici sono i due autoritratti con cui si apre e si chiude il percorso espositivo, eseguiti uno all’inizio e uno alla fine della carriera di Jacopo e prestati rispettivamente dal Philadelphia Museum of Art e dal Musée du Louvre. Tra i capolavori a soggetto sacro, spicca la qualità, rivelata dai recenti restauri, delle pale d’altare di San Marziale e dell’Ateneo Veneto, così come le grandi tele degli ultimi anni, in cui risulta la mano del figlio Domenico o della bottega, ma che conservano intatta, nell’ideazione compositiva, tutta la visionarietà del grande Tintoretto. Scrisse Henry James dopo aver visto i dipinti di Tintoretto a San Cassiano: «Mi sembrò di essermi spinto all’estremo limite della pittura che al di là di questo iniziasse un’arte nuova, una poesia ispirata e che Bellini, Veronese, Giorgione e Tiziano, tenendosi l’un l’altro per mano e tendendo ogni fibra del loro genio, non fossero riusciti a raggiungere quel limite, ma avessero lasciato uno spazio visibile in cui il solo Tintoretto signoreggiava».

Jacopo Robusti detto Tintoretto, Deposizione dalla croce, 1562 circa, olio su tela, 227x294cm; Venezia, Gallerie dell'Accademia
Jacopo Robusti detto Tintoretto, Deposizione dalla croce, 1562 circa, olio su tela, 227x294cm; Venezia, Gallerie dell'Accademia


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