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18/2/2012

"Vetri a Roma", il trionfo della versatilità

Nella capitale, al Foro Romano, una mostra presenta 300 reperti tra oggetti d’uso quotidiano, elementi decorativi e gioielli

Interamente dedicata all’arte del vetro, la mostra “Vetri a Roma” apre i battenti il 21 febbraio e che resterà visibile al pubblico fino al 16 settembre, presso la Curia Italia nel Foro Romano. L’evento, promosso della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Electa, presenta l’esposizione di 300 pezzi, oggetti decorativi o di utilità quotidiana, in cui è il vetro è il protagonista assoluto, e che testimoniano gli alti livelli raggiunti nella lavorazione di questo materiale nella società romana a partire dal II secolo a.C.

Le nuove rotte commerciali, le guerre di conquista in Oriente, le campagne di Pompeo e Ottaviano condussero Roma in contatto con il mondo ellenistico, le sue maestranze e i suoi preziosi tesori. Le corti orientali divennero così motivo d’ispirazione per la florida produzione di oggetti in vetro, di cui la mostra presenta un significativo spaccato.

Il percorso espositivo, curato da Maddalena Cima e Maria Antonietta Tomei e strutturato cronologicamente, conduce il visitatore tra i primi balsamari provenienti dal Mediterraneo (V-VI secolo a.c.) e tra i preziosi tesori di età ellenistica, come il piatto mosaico millefiori con inserzioni a foglia d’oro proveniente da Canosa di Puglia o il  piatto in vetro dorato con scena di caccia da Tresilico, in Calabria.

Si passa poi al nucleo di oggetti di età imperiale, il più consistente, tra cui spicca il piatto blu intagliato e inciso con eroti bacchici, da Albenga, insieme a bellissimi altri manufatti di colori sgargianti, o neri che imitano l’ossidiana. Le decorazioni si arricchiscono e le forme si moltiplicano: la pisside in vetro mosaico “a bande d’oro” da Pompei o la coppa in vetro mosaico “millefiori” con motivo a stelle da Adria.

Con l’invenzione della soffiatura de vetro (I secolo d.c.) si assiste a un’imponente crescita della produzione e a una conseguente diffusione di questi oggetti, prima destinati alle élite, anche tra le classi sociali inferiori: ampolle per profumi e oli, contenitori per medicamenti, vassoi e coppe da frutta per la tavola, anfore per il vino, citate da Marziale come ottime per  all’invecchiamento del Falerno,  e persino urne cinerarie.

Il vetro è versatile e si presta a diverse lavorazioni; lo testimonia la decorazione “a spruzzo” nell’anfora da Pompei o la bottiglia con decorazione “a gabbia” da Padova, ma soprattutto con questo materiale si possono realizzare ora anche raffinati gioielli, come medaglioni e cammei. Ma non è finita qui: il vetro fu utilizzato come elemento decorativo parietale e pavimentale con esiti di altissimo livello come l’opus sectile di lastre di vetro dalla villa di Lucio Vero sulla via Cassia, o il tondo decorato come fosse un fondale marino con due pesci e un delfino, dal triclinium della domus del Chirurgo di Rimini.

Infine, le insegne imperiali di Massenzio, trovate lungo le pendici del Palatino, chiudono l’esposizione: gli splendidi globi di vetro fuso che decorano lo scettro racchiudono e rendono eterni lo splendore e il potere universale di Roma.
Piatto con scene di caccia
Piatto con scene di caccia

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